Leadership coaching per le riunioni aziendali

Leadership coaching e riunioni aziendali: oggi parliamo di un binomio ricorrente. A volte le riunioni sono inutili. Quando lo sono? O meglio, quando lo diventano? Possiamo evitarle o dobbiamo comunque subire una riunione? Possiamo condurle in maniera profittevole?
La riunione comporta l’assunzione di uno stile di leadership e deve essere ben chiaro da parte di chi.
E allora, cosa c’entra la leadership con le riunioni e la loro inutilità?
Se vuoi la risposta a queste domande leggi l’articolo a seguire, che riporta il caso reale delle difficoltà che vivono le persone nelle organizzazioni e di come superarle attraverso percorsi di leadership coaching.

Questione di leadership e come essere un leader

Leadership, cosa è? Come esercitarla? Quanti tipi di leadership ci sono? Quale stile adottare? Il tuo stile di leadership deve rimanere lo stesso o è meglio assumere vari tipi di leadership in base ai contesti e alle persone?
La leadership è cosa ben diversa dalle competenze e conoscenze tecniche necessarie a ricoprire un determinato ruolo in un settore merceologico specifico.
Leadership è altro. Cerchiamo di definirlo e di capirci sui termini, usando un linguaggio comune.
Leadership è la capacità di motivare e valorizzare ogni singolo componente di un team di lavoro, per far sì che il gruppo si muova coordinato ed in armonia nella stessa direzione, affinché si possano raggiungere gli obiettivi aziendali.
Gli studi condotti per capire quali siano le sfaccettature che compongono il bravo leader mettono in evidenza che le caratteristiche sono tante ed anche diverse. Tra queste ci sono l’empatia, il carisma, ma anche la disponibilità e l’umiltà, la capacità di problem solving, le abilità comunicative, così come la flessibilità e l’attitudine a riversare concetti teorici, in modo personalizzato al singolo interlocutore nella pratica.
Un ventaglio di caratteristiche personali e di capacità che si affinano con l’esperienza.

Leadership e flessibilità: un gioco di equilibrio

A volte gli imprenditori mi chiedono se devono mantenere il loro stile sempre identico a come sono loro stessi o se adattarlo all’interlocutore.
Ecco, questo è proprio il senso della parola flessibilità.
Sì, è vero: noi siamo in un certo modo e comunque siamo, va sempre bene. Ma, quando dobbiamo interfacciarci con un collaboratore piuttosto che con un altro, bisogna declinare il contenuto del messaggio che vogliamo trasferire al mondo dell’altro. Questa è flessibilità e questa è una delle abilità più difficili da affinare, anche perché in continua evoluzione.

Gli stili di leadership secondo Daniel Goleman

Daniel Goleman, psicologo americano, uno degli autori più famosi di management strategico, ha approfondito molto il tema della leadership ed ha individuato sei stili, che rispondono ad esigenze diverse delle organizzazioni, a contesti diversi e a finalità diverse.
Vediamo sinteticamente quali sono e cosa comportano e poi vedremo anche come questi concetti teorici ci possono essere utili nella vita quotidiana.

  1. Il primo stile è quello visionario, cioè è quello di un responsabile che condivide il sogno da raggiungere e per far questo condivide obiettivi e mission, creando un clima di entusiasmo e di credibilità. Funziona se il leader è molto carismatico, empatico, sicuro di sé e credibile, da riuscire a creare il sogno, a comunicarlo e a trascinare gli altri nella condivisione del raggiungimento.
  2. Il leader democratico è quello che valorizza i collaboratori facendoli partecipare alle decisioni aziendali. Questo stile mira ad un’operatività partecipata e alla responsabilizzazione di ogni soggetto verso il fine aziendale, che provoca un’elevata produttività aziendale, poiché valorizza ogni singolo componente e relative competenze. Per riuscire, ha bisogno di un bel livello di affiatamento dei componenti e di capacità comunicative elevate del responsabile.
  3. Il terzo è lo stile coach, in cui il leader crea il ponte tra l’obiettivo aziendale ed il desiderio di ogni singola persona. È adottabile quando ci sono lavoratori che hanno spirito d’iniziativa, motivati e desiderosi di crescere professionalmente da una parte e capi empatici, che vogliono veramente aiutare gli altri senza diventare manipolatori.
  4. Il leader esigente, quarto stile, è così focalizzato all’obiettivo da essere spesso così determinato e poco empatico, chiedendo continuamente rapidità di esecuzione e perfezionismo ai collaboratori. Così facendo, rischia di minare le dinamiche di gruppo e di far sentire il gruppo continuamente in difetto sull’operatività. In questo caso Goleman suggerisce al leader esigente di mettersi in prima linea, dando lui o lei il buon esempio per garantire il successo, che ha comunque bisogno di un gruppo affiatato.
  5. Il penultimo stile è quello del leader affiliatore o armonizzatore, che crea armonia nel gruppo puntando molto alla relazione con le persone. In questo modo cerca di evitare conflitti e di prevenirli, grazie alle capacità comunicative e relazionali del leader. È lo stile da adottare in situazioni di stress o quando la motivazione entra in crisi.
  6. Da ultimo c’è lo stile autoritario, quello che possiamo sintetizzare in “Ti dico io come si fa e tu lo fai”. Il leader è in questo caso impositivo, impone la sua visione e non ammette repliche. Questo stile crea un clima teso ed una diffusa insoddisfazione, che non contribuisce ad una produttività di qualità, tanto è vero che Goleman stesso lo consiglia solo in casi di emergenza o di crisi.

Se il leader non riesce a gestire una riunione aziendale

Bene, visti gli stili di leadership che possiamo adottare in una riunione, cosa accade se un dipendente di un’azienda ti racconta che le riunioni sono inutili, perché non si fa cosa è stato deciso in riunione?
Ecco il punto di Vittorio, anche questo nome di fantasia del dipendente, che mi ha raccontato questo aspetto dell’azienda in cui lavora. È soddisfatto dell’azienda in cui lavora Vittorio, anche se sia lui, sia tutti gli altri in azienda, sono in sovraccarico di lavoro.
Nella cultura di ogni azienda c’è anche il saper usare le riunioni, che sono energia comune per raggiungere determinati scopi. E se lo scopo si perde e con esso le energie che sono state impiegate, allora subentrano la frustrazione, la demotivazione e a volte anche i conflitti. Sono tutti aspetti che partendo dalla singola individualità vanno a minare le dinamiche dei gruppi.
Ed ecco cosa accade nell’azienda di Vittorio: il dipendente interpreta le riunioni come perdita di tempo, come energie drenate allo svolgimento del lavoro operativo, che lo aspetta sopra la scrivania, mentre lui è in sala riunione.
Dall’altra parte c’è anche la mancata tenuta della barra di controllo sul timone: le azioni che abbiamo deciso di portare avanti nella riunione precedente e che devono essere monitorate per dare significato e risultato alle scelte intraprese.
Che poi il fine della riunione si perda per mancanza di volontà, oppure di strumenti oppure ancora di cultura sul come si organizzano le riunioni è quanto va indagato per capire come supportare la titolarità nella leadership grazie ad un percorso di coaching.

 

Leadership coaching per aumenta la produttività aziendale

Spesso nelle aziende scopro che la riunione è poco organizzata, ovverosia che si arriva alla riunione senza aver definito e pianificato i passi operativi corretti prima, durante e dopo la riunione stessa.
E pensare che, solo organizzando meglio le riunioni, è stato stimato che la produttività aziendale può crescere da un 20 ad un 40% in più.
È per questo che opero frequentemente con percorsi di leadership coaching, affiancando manager e titolari nel migliorare l’organizzazione delle riunioni, analizzando e provando i loro stili di leadership, così come la loro comunicazione ad ogni singolo dipendente.
La riunione è un momento importante della vita d’azienda, dove organizzazione, leadership, motivazione, comunicazione e relazione entrano tutti simultaneamente in gioco e la palestra diventa rilevante per gestire adeguatamente ognuno di questi aspetti.

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