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Investire su se stessi - Life coaching

Hai dubbi su di te e sui tuoi comportamenti? Pensi di non essere adeguato in alcune situazioni della tua vita? Vorresti modificare qualcosa, ma non sai da dove iniziare? La buona notizia c’è ed è che basta iniziare, perché poi tutto si modifica a seguire dal piccolo cambiamento. Leggi questo articolo e troverai spunti di riflessione sul perchè è così importante investire su se stessi.

Investire su se stessi: da dove si parte?

Questo articolo racconta la storia di una donna manager, bella, di mezza età. Chiede di essere supportata sul lavoro, dove le relazioni con il suo dirigente e con i suoi collaboratori presentano alcune spigolature. Strada facendo, dopo aver risolto i temi business, arriviamo alle questioni life: quanto voglio spendermi nel lavoro e quanto voglio annullarmi per gli altri.

Il nome di fantasia per raccontare questa storia è Nora. È una donna molto spigliata, brillante, simpatica e bella. Non diresti proprio che possa aver bisogno d’aiuto.

Nora crede che le frequenti difficoltà che incontra nelle relazioni professionali potrebbero essere dovute ad un suo modo disfunzionale di interagire.

 

Il percorso di business coaching di Nora

Racconta di come vive le sue giornate lavorative tra la pressione del suo responsabile, con cui ogni giorno si confronta, ed il dover far lavorare i collaboratori nella direzione che l’azienda definisce ogni giorno.

Alterniamo le nostre sessioni tra questi due temi: relazione con il superiore e relazione con i diversi dipendenti.

Ogni sessione Nora acquisisce più fiducia in queste persone e più serenità, finché un giorno arriva e sbotta.

È arrabbiatissima. È nervosa. Urla. In questo stato d’animo di dolore e sofferenza, esplode dicendo che non ce la fa più. Tutti i suoi tentativi e tutte le energie che ha impiegato nel ricercare, analizzare e studiare nuovi approcci e nuove modi di interagire con queste persone, non sono stati vani, ma ha deciso che cambia rotta.

 

Il cambio di rotta: il life coaching

È dispiaciuta Nora. È delusa, è infastidita, è seccata ed irritata.  Il continuo reiterare di alcuni comportamenti del superiore ed anche dei sottoposti, la fanno sentire poco riconosciuta.

Questa volta però Nora non subisce la situazione, anzi reagisce. Decide che vuole investire su di lei e che ogni sessione di coaching futura sarà su di lei e non più su queste altre persone, che pur fanno parte delle sue giornate.

È bello vedere la tenacia e l’energia che trasudano dalla voce, dalla gola, dalle mani mentre dichiara le sue intenzioni.

Si parte col life coaching!

Ed è così che il percorso di business coaching, per sua stessa richiesta diventa di life coaching. La volontà di Nora che esprime in modo chiaro e trasparente è quello ora di dedicarsi a se stessa e lo afferma in modo così netto con pochissime parole “Ricomincio da me!”, da non lasciare adito a dubbi o tentennamenti.

Si è impegnata, Nora, a fare in modo che lei stessa potesse modificare le relazioni con gli altri soggetti all’inizio del percorso. Poi ha pensato che il suo impegno potesse essere sufficiente a spronare gli altri. Infine, dopo tanti tentativi Nora capisce che quella strada non funziona e, coraggiosamente, cambia strada.

Invece di porsi tante domande da dove iniziare, dichiara che vuole lavorare su di sé. Questo sì che è un investimento certamente produttivo!

E poi, tieni presente che l’essere umano non è a compartimenti stagni: in un modo sul lavoro ed un altro a casa. Siamo come siamo. E quando miglioriamo in un’area, qualunque essa sia, il beneficio si irradia in un tutta la nostra vita, a pioggia, come in un effetto domino.

Se ti riconosci in questa situazione o se sai che tuoi amici o conoscenti possono essere in una situazione simile, ora sai che ci si può lavorare con l’aiuto di un coach.

E se vuoi confrontarti con me, scrivi a info@lauramarinelli.it. Ti leggerò con attenzione e curiosità!

Team coaching - A cosa serve

Voglio aumentare del 12% i risultati del mio gruppo di venditori. Come faccio?
Pianificare la crescita e poi realizzarla tra mille difficoltà, prima tra tutte far muovere un intero gruppo nella stessa direzione.
È facile?
Ti riesce?
O capita anche a te di indicare la direzione e di non ottenere i risultati?

 

Motivare i collaboratori nel modo opportuno per loro

Motivi i tuoi collaboratori nel modo opportuno per loro? Pensi di essere chiaro ed efficace nel comunicare gli obiettivi aziendali? Se su questi aspetti sei sereno, allora leggi questo post e scoprirai un altro aspetto ancora del processo su cui riflettere.

Bruno è il nome scelto per raccontare questa storia. È direttore vendite di un’azienda che cresce a ritmi interessanti, nonostante le crisi di questi anni. L’azienda è nel settore del packaging.

Improvvisamente il maggior cliente sceglie un altro fornitore, decidendo di rinunciare alla qualità che è stata garantita in tanti anni di lavoro, insieme alla flessibilità garantita dal fornitore rispetto alle richieste continuamente diverse del cliente e alla puntualità nella consegna degli ordini, anche per importi non consistenti.
Per Bruno è un gran brutto colpo!
La notizia arriva inaspettata. Il tempo di preavviso è così ridotto che Bruno non ha il tempo per ricalibrare la politica commerciale in modo tale da assorbire il colpo senza danni. Inoltre quel cliente garantisce un interessante fatturato ogni anno, è cliente da tanti anni ed è una bella referenza nel suo settore.

 

Gestire i collaboratori nel momento della delusione

I commerciali sono delusi. Si sentono traditi dal cliente, che hanno curato in tutto e per tutto in tanti anni, in primis per la disponibilità, ed ora … il cliente è perso.

Anche Bruno è amareggiato per l’inaspettata conclusione del rapporto con il cliente, così senza errori, senza lamentele e senza preavviso. Tuttavia Bruno reagisce velocemente e studia come reagire alla perdita di fatturato. Controlla i dati di consuntivo ed il budget e comprende che un incremento del 12% di fatturato compensa la perdita subita e darebbe una bella spinta all’azienda ed allo staff.

Pensa di comunicarlo ai suoi venditori, ma si ferma. Bruno sa di aver già avuto problemi con un componente del suo team di vendita nel passato. Sa che gli è costata cara quella situazione accaduta tempo prima, quando il venditore assunse un atteggiamento fortemente oppositivo nei suoi confronti, trascinandosi dietro anche qualche collega e, di fatto, facendo bloccare il progetto di Bruno.

Mi racconta di essersi sentito veramente frustrato dall’atteggiamento sfidante del collaboratore. Mi racconta anche di essersi sentito frustrato nel suo ruolo di direttore vendite. Non capiva come mai quel subalterno avesse assunto quell’atteggiamento così ardito e provocatorio, tanto da mettere Bruno in difficoltà. Non vuole rivivere quella situazione una seconda volta. Non vuole neanche immaginare di trovarcisi ancora e non sa come fare.

 

Dal coaching individuale alla scoperta del team coaching

Iniziamo il percorso di coaching individuale con lui. In queste sessioni valutiamo se organizzare un percorso di team coaching per tutto lo staff della vendita.

Spiego a Bruno come funziona la sessione di team coaching, alla quale tutti i componenti dello staff partecipano, sia i collaboratori sia il direttore vendite.
Nella sessione di gruppo l’aspetto molto interessante è che ognuno impara dai dubbi e dalle riflessioni degli altri.
Il direttore vendite stabilisce per ogni sessione l’obiettivo aziendale su cui lavorare, che viene  condiviso ed ottimizzato con i contributi di ogni componente del team e a seguire, ognuno definisce il proprio piano d’azione per fare in modo che l’obiettivo aziendale sia raggiunto nei tempi stabiliti.
Il tutto mediato e gestito dal coach, che assume il ruolo di regista: fa parlare tutti su ogni aspetto, ma nessuno interrompe chi parla. Ed alla fine i partecipanti escono con il piano d’azione definito da loro stessi, con le idee chiare e pronti per passare all’azione, perché i dubbi sono già stati affrontati nella sessione di team coaching.

 

La tecnica del team coaching

Questa è una tecnica particolarmente efficace per far muovere l’intero gruppo nella stessa direzione, definita dall’obiettivo aziendale, ed evitare quelle incomprensioni e dispersioni che possono rallentarne il conseguimento. Tutto ciò è reso possibile dal fatto che dubbi ed incomprensioni hanno il loro spazio ed il loro tempo di trattazione nelle sessioni, cioè prima di passare all’azione.

A Bruno si illuminano gli occhi quando comprende che le sessioni di team coaching sono lo strumento giusto per risolvere il suo problema. Il collaboratore con cui aveva avuto difficoltà nel passato assisterà in diretta alle motivazioni per cui Bruno farà le sue scelte e questo gli permetterà di capire la complessità delle situazioni. Parteciperà anche alla definizione delle scelte, grazie ai contributi che si sentirà di apportare durante tutto il processo di riflessione e di elaborazione delle decisioni, grazie alle proprie osservazioni.

Si rasserena Bruno, quando comprende che la persona apparentemente ostile può diventare una risorsa per lui e per l’azienda, se ben gestito. E così il viso di Bruno diventa sereno e fiducioso ed il suo modo di parlare cambia, diventando calmo, ottimista e perfino gioioso.

Parla molto di più ora che si è tranquillizzato. Diventa perfino loquace, aggiungendo particolari ai commenti, ora che vede una possibile soluzione al suo problema di difficoltà nel dover gestire l’avvio della nuova azione commerciale sul mercato.

 

I vantaggi del team coaching

Da una parte gli piace il fatto di essere presente nella sessione con il suo ruolo di direttore vendite e di essere quindi la persona che definirà le scelte aziendali.

Dall’altra gli piace anche il fatto di avere qualcuno che gestisca l’incontro al posto suo, così da potersi concentrare nell’osservare le dinamiche all’interno del gruppo e di avere tempo per pensare e riflettere sulla migliore opzione, ascoltando gli altri parlare.

Infine si parte, organizziamo le sessioni di coaching e nel giro di poco tempo iniziano ad arrivare i risultati, che non sono solo numerici. Bruno infatti ha ora un diverso rapporto con il collaboratore con cui aveva avuto problemi. Tra i due è tornata la pace ed addirittura si cercano e si supportano l’un l’altro.

In conclusione, se pensi di avere identificato un buon progetto di sviluppo; se a questo hai aggiunto anche la chiarezza della comunicazione e dell’esposizione; allora l’altro elemento a cui porre attenzione è le dinamiche e la qualità delle relazioni all’interno del gruppo.

Vuoi aumentare le performance dei tuoi venditori? Vuoi migliorare il clima di collaborazione all’interno del tuo staff? Rileggi questa storia e scrivimi a info@lauramarinelli.it e ne parliamo insieme.

Gestire i dipendenti difficili

Sono tante volte che dico la stessa cosa al mio dipendente, ma il risultato non arriva!

Che tipo di rapporto hai con i tuoi dipendenti? Come reagiscono alle tue richieste? Cosa fai quando le azioni non sono in linea con i tuoi desiderata?
Leggi la storia di Mario e troverai alcune indicazioni di ciò che si può fare in situazioni analoghe.

 

Che tipo di rapporto hai con i tuoi dipendenti?

Mario, nome di fantasia, è un affermato consulente del lavoro. Il suo studio è un punto di riferimento per le aziende che vogliono far analizzare la contrattualistica, le nuove modalità di assunzione e procedere agli adempimenti richiesti dall’Amministrazione Pubblica, sempre più numerosi.

Ha diversi dipendenti nel suo studio, ognuno dedicato ad un certo numero di aziende, seguite in modo molto attento sotto la supervisione di Mario.

Il fatturato cresce e così il numero dei clienti. Mario è così riconosciuto nel suo settore che addirittura partecipa alla stesura dei nuovi contratti insieme con gli ordini professionali. Tutto sembra andare bene, se non fosse che Mario è insoddisfatto.

Ciò che gli pesa è il dover chiedere più e più volte la stessa cosa ad un dipendente, che fa fatica a rispondere in modo adeguato a quanto Mario si aspetta.

Eppure è una persona che ha scelto Mario, che gli dà buoni risultati a volte. Non sempre. In questo periodo è come se non si capissero. Uno chiede qualcosa e l’altro dà altro. Mario chiede di nuovo la stessa prestazione e l’altro non arriva là dove Mario vorrebbe andare.

 

Ricorrere al business coaching: l’esperienza di Mario

Eppure Mario è il titolare. È talmente incredulo, Mario, che fa perfino fatica a raccontarmi questa situazione, pensando che non possa esserci soluzione. È come se tra i due si fosse alzato un muro: io chiedo una cosa e tu me ne dai un’altra. Sempre più spesso. Sempre più frequentemente. Quasi la regola.

Quando lo incontro, Mario ha lo sguardo preoccupato, un po’ impaurito, la voce è bassa, non mi guarda negli occhi come se temesse un giudizio. Quando mi guarda negli occhi è da sotto in su, proprio a dichiarare il suo timore. Tutto il suo modo di rivolgersi a me, dichiara il suo stato d’animo del momento, che è quello della disfatta: si sente perdente ed ha perso speranza che si possa portare il rapporto tra lei e l’altra persona su nuove direttrici, sul binario della comprensione e della condivisione di pensiero e di azione, per il bene del cliente seguito.

Insomma, è sfiduciato Mario, che mi racconta che chiede la stessa cosa tante volte al suo dipendente e … niente: non c’è verso di ottenerla. Non sa più che fare con questa persona. La voce trema quando arriva a dichiarare questa sua sfiducia di poter gestire in modo diverso la situazione. La voce tremante e lo sguardo, quasi impaurito, sono quelli di chi sa che sta dichiarando un proprio fallimento.

Anche in questo caso la luce arriva!

A distanza di due anni, Mario è un’altra persona. È molto più sereno. È sollevato e non teme più il dover parlare con il dipendente. Arriva a dichiarare:

“Ora non solo è migliorato il mio rapporto con questa persona, ma addirittura è migliorato il clima tra tutti nell’ufficio, sia il mio con ognuno di loro, sia quello tra loro stessi”.

Sono diventati più collaborativi, meno competitivi e più inclini a pensare al bene collettivo – sia all’interno dello studio sia tra studio e clientela – piuttosto che a quello individuale. E sono molto di più l’uno a supporto dell’altro, sia nei momenti di difficoltà sia nella quotidianità.

 

Se il dipendente difficile è solo demotivato

Cosa è successo? Mario ha analizzato il suo modo di interfacciarsi con questa persona in particolare e poiché non sembravano esserci particolari criticità, siamo passati ad uno studio di come questa persona si motiva.

L’indagine l’abbiamo svolta sull’intera struttura per non far vedere che fosse un’azione mirata solo su una persona. Il risultato è stato così ricco di informazioni individuali, che ora Mario può preparare gli incontri individuali con ognuno dei dipendenti, con un ricco set di informazioni calibrate su ognuno di loro. Quindi non solo prepara ogni incontro, ma addirittura calibra le frasi sulle modalità più adeguate ad ogni singolo interlocutore.

Ed il successo arriva!

Se pensi che anche nella tua realtà si possa essere migliorare il rapporto tra te ed i dipendenti o tra gli stessi dipendenti, scrivimi a info@lauramarinelli.it ed analizziamo insieme la tua situazione.

Essere a capo di un’organizzazione, di uno studio professionale o di un’azienda comporta il dover prendere decisioni. Spesso sei da solo nel momento della scelta e ti ritrovi anche con gli altri che non capiscono il motivo per cui hai adottato proprio quella soluzione e non altre. La solitudine è il prezzo che il numero uno di un’organizzazione paga per il suo ruolo.

Ti pesa? Come lo affronti? Quali strategie usi nei confronti di dipendenti e collaboratori? Se anche tu senti il peso della solitudine, leggi questo articolo che dà alcuni spunti di riflessione.

 

Strategia d’azienda: il piano di Salvatore

Salvatore, così lo chiameremo, è l’imprenditore di una media azienda del settore alimentare. Era piccola la sua attività quando l’ha rilevata. Le scelte e le innovazioni che Salvatore ha apportato hanno dato i loro frutti e nel giro di pochi anni l’azienda si è ingrandita ed è riuscita ad aprirsi ai mercati stranieri, molto interessati ai prodotti alimentari italiani di alta qualità.

Non è facile, mi racconta all’inizio del percorso di coaching, far passare le nuove idee al personale. Quando sei al vertice di un’organizzazione, grande o piccola che sia, ti trovi ad esser solo nel prendere decisioni senza poter avere il sostegno del confronto con altre persone e così, a volte, rimani con i tuoi dubbi.

Salvatore ha appena rilevato l’azienda, ha studiato il settore, ha analizzato altri casi di successo simili al suo della stessa area merceologica, ha capito come si deve muovere per far crescere il suo business.

Mesi e mesi di lavoro, di studio, di analisi sulle alternative e sulle conseguenze … infine la strategia si completa. Un puzzle di novità sul fronte dei prodotti e dei servizi da offrire, il rinnovamento dei fornitori, nuovi mercati da aprire, nuovi macchinari su cui investire per dotare l’azienda di una maggiore produttività e nuove tecniche di gestione d’azienda per il controllo dei margini.

Perfetto. Tutto è ora chiaro. C’è solo da comunicarlo ai dipendenti e ai collaboratori per far partire la nuova azienda. Sì, perché di fatto si tratta di far partire un’azienda completamente nuova come cultura aziendale e presenza sul mercato, non più solo italiano, ma mondiale. La nota positiva è che il quadro è chiaro. Ora Salvatore sa cosa si deve fare e non vede l’ora di partire.

Il più è fatto: il pensiero e la direzione sono chiari e con loro anche il come fare.

Da vero capitano d’azienda si mette in testa al processo di rinnovamento ed ora pensa di trasferire il progetto all’intera struttura così, dal giorno successivo, si possono iniziare ad apportare i primi cambiamenti, facendo muovere tutta l’organizzazione nella stessa direzione, una volta che questa è chiara e comunicata a tutti.

Indice una riunione e presenta a dipendenti e collaboratori la nuova strategia d’azienda.
Scoppia il dramma!

 

“Abbiamo sempre fatto così!”

Salvatore non avrebbe mai immaginato di poter ricevere tanti attacchi verbali, tante manifestazioni di dubbio, di carente fiducia nei suoi confronti dai suoi dipendenti. E invece proprio così è stato.

Salvatore è sorpreso. Non si aspettava proprio che i dipendenti mettessero in dubbio la bontà delle scelte fatte in tanti mesi di analisi e studi e considerazioni. Non si aspettava proprio che il mantra “abbiamo fatto sempre così” fosse ripetuto così tante volte che ora gli dà perfino fastidio sentirlo. E non si aspettava neanche che i dipendenti fossero così arroccati sul vecchio stile di lavoro da non poter neanche prendere in considerazione nuovi modi di lavorare. Neanche il far intravedere loro un modo meno faticoso di lavorare, che comporta apprendere e capire come far funzionare macchinari nuovi, li smuove dalla loro posizione. Infine quello che ferisce in profondità Salvatore è quell’atteggiamento di qualcuno che arriva con parole neanche tanto velate a mettere in dubbio le sue scelte. Il senso di alcune frasi è:

“Come puoi pensare tu, che di questo settore sei nuovo, di cambiare qualsiasi cosa e di non ascoltare noi che ci lavoriamo da tanti anni”.

Si rende conto solo a valle della riunione che ci sono situazioni in cui parlare ai tuoi dipendenti, ai collaboratori, ai clienti ed ai fornitori, richiede un atteggiamento speciale, diverso da qualsiasi altra modalità che adotteresti in altre situazioni.

Intuisce che deve aver fatto qualche errore e che forse ci possono essere nuovi modi di coinvolgere il personale e di motivarlo senza generare conflitti o comunque riuscendo a superarli anche quando siano stati manifestati.

 

Il percorso di business coaching con Salvatore

Nel percorso di coaching individuale, Salvatore capisce che non puoi concederti di esporre un dubbio ad un dipendente, non puoi che avere la giusta empatia con ogni interlocutore anche quando ne hai tanti contemporaneamente, non puoi pretendere che la conoscenza del settore e delle tematiche sia allo stesso tuo livello per tanti motivi: il ruolo ricoperto, la complessità delle tematiche, l’apertura mentale e di visione del business. Sono tutti elementi considerati in modo diverso da persona a persona in base all’esperienza maturata, alle conoscenze acquisite, agli ambienti frequentati.

Eppure Salvatore sente il bisogno di parlare con qualcuno, di confrontarsi, di far sorgere i dubbi, perché lo aiutano ad intravedere il cammino percorribile con sacrifici minori e ad individuare gli errori da evitare. Sente anche il bisogno di avere vicini i suoi bracci destri e sinistri interni all’azienda. Così abbiamo avviato sessioni di Team Coaching, a cui partecipano Salvatore ed i suoi sei collaboratori più stretti.

In ogni sessione Salvatore decide l’obiettivo aziendale che in quella sessione dovrà essere affrontato, che è condiviso e perfezionato con tutto il gruppo. Definito l’obiettivo, accettato da ognuno dei partecipanti, partiamo con lo sviluppo del piano d’azione che ognuno dei partecipanti attiverà per fare in modo che l’obiettivo aziendale venga raggiunto e nei tempi stabiliti.

Salvatore finalmente sorride mentre commenta con me affermando:

“Mi ritrovo ad aver fatto fare a loro quello che loro stessi avevano inizialmente contestato. Non so neanche io come abbiamo fatto ma ci siamo riusciti”.

In conclusione, la solitudine di Salvatore l’abbiamo risolta in tre step.

  1. Il primo è stato effettuare alcune sessioni di coaching individuale all’imprenditore, così da chiarire con lui alcuni aspetti della strategia d’azienda e del suo staff.
  2. Quando Salvatore è stato pronto, abbiamo coinvolto i suoi collaboratori più stretti, con cui abbiamo fatto alcune sessioni di coaching individuale in cui hanno acquisito fiducia nel coach e chiarito alcuni aspetti della vita aziendale.
  3. Pronti anche i collaboratori, siamo passati alle sessioni di Team, in cui tutti insieme abbiamo fatto lavorare l’intero gruppo nella direzione e verso la meta definite all’inizio di ogni sessione.

Le sessioni individuali sviluppano le competenze individuali e le sessioni di gruppo contribuiscono a migliorare le performance dell’intero gruppo apicale, che sarà poi quello che coinvolgerà e farà attuare la strategia all’intera struttura.

Se pensi che anche la tua azienda meriti di crescere di più, se vuoi far lavorare meglio e con maggiore risultati il gruppo apicale, scrivimi a info@lauramarinelli.it e valuteremo insieme un progetto specifico per la tua azienda.

Nel frattempo, mi farà piacere conoscere come hai reagito tu in situazioni simili a questa. Scrivimelo nei commenti!

Life coach - Affrontare il padre

Come reagiamo alle aspettative altrui? Siamo in grado di affermare chi siamo e cosa vogliamo o subiamo il volere degli altri?
E come reagiamo quando in ballo c’è il confronto padre-figlio?

Amedeo è figlio di un imprenditore. È da un po’ in azienda con un ruolo operativo. Sembra andare tutto bene: il padre è soddisfatto, anche il figlio appare in linea con le aspettative della famiglia e dell’azienda.

Poi, improvviso, il cambio di direzione. Amedeo ha capito che non è questa la sua strada. Ha realizzato che le sue passioni artistiche sono ciò che vuole fare nella sua vita.
Realizza questo poco prima che il padre dica al figlio che, visto che sta andando tutto per il meglio, vuole lasciare il posto di comando e trasferire tutto al figlio. Il padre vuole mettersi in seconda  linea e far mettere in prima proprio il figlio.

 

Il tarlo del dubbio: quando la passione bussa alla porta

Amedeo è disperato. Ha lavorato seriamente in questi anni in azienda, ha ottenuto i risultati desiderati eppure … il tarlo del dubbio lo assilla.
Dipingere è la strada. È ciò che lo appassiona veramente. È il motore del suo pensiero e della sua azione in ogni momento del giorno, non appena il lavoro gli lascia tempo, spazio ed energia per la sua creatività.

La consapevolezza è giunta. Gli è chiaro, ora, ciò che vuole fare ma … come dirlo al padre?
Come fargli capire che ciò che lui vuole non è ciò che si aspetta il padre?

Ha timore di deluderlo. Ha paura che il padre reagisca male e teme anche che questo possa far reagire anche la madre, che tanto ha fatto per costruire armonia, quando i rapporti tra i due non erano così sereni nell’adolescenza del figlio.

E poi, chi prenderà le redini dell’azienda familiare in assenza di altri eredi?
La sua scelta obbligherà il padre a rimanere operativo in azienda, quando invece desidera tirarsi indietro?

 

Il confronto con le figure più importanti della vita: i genitori

Non sa proprio come fare: da una parte c’è lui con la sua vita, i suoi sogni e le sue aspettative. Dall’altra c’è la sua famiglia, ma anche l’azienda di famiglia. Ognuno chiede qualcosa e Amedeo non sa come uscire da questa situazione. Ha paura di incrinare i rapporti. Ha paura di deludere. Teme reazioni forti, offese e umiliazioni delle reazioni aggressive ed autoritarie, che ha visto in passato.

È un percorso di confronto e di relazione con le figure più importanti della sua vita, i genitori, quello che prende il via.

 

Chiarire le proprie posizioni da adulto ad adulto

La soluzione arriva nei diversi colloqui che ha con il padre che, all’inizio annientato dalla notizia, poi si rende conto che non può imporre la sua soluzione al figlio.
Amedeo ed il padre riescono a parlarsi ed a chiarire le proprie posizioni da adulto ad adulto. Ognuno riesce a mettere da parte qualcosa di sé ed aprire il proprio cuore all’altro.

La scelta è complessa, ma ciò che aiuta è capirsi e chiarirsi.
Negli incontri che si susseguono si accettano l’un l’altro, con le diverse posizioni ed orientamenti. Insieme valutano come gestire questa situazione e trovano alcune alternative da percorrere e valutare.
Amedeo riconosce che parlare a suo padre è stato possibile ed in fondo più semplice di quanto potesse immaginare.

 

Quando affermare la propria personalità e le proprie aspettative sembra complesso

Quando affermare la propria personalità e le proprie aspettative ti appare troppo complesso, per la difficoltà del dire oppure per il timore reverenziale nei confronti di una figura importante della tua vita oppure per la paura delle reazioni o ancora perchè proprio non sai come avviare il discorso, allora possiamo prevedere un percorso di coaching dedicato a te.

È con il percorso di evoluzione specifico per te che ti allenerai al cosa dire – come dirlo – in funzione del tuo interlocutore, superando le tue paure e le insicurezze ed aumentando la tua consapevolezza nella gestione degli stati emotivi propri ed altrui, della comunicazione e della costruzione della relazione con ogni singolo interlocutore.

Scrivimi su info@lauramarinelli.it per un primo contatto. La strada la faremo insieme!

Sentirsi emarginati in famiglia

Cosa accade in noi quando viviamo un’esclusione? Ci chiudiamo in noi stessi o troviamo la forza per reagire? Quanto facciamo cadere su di noi la colpa di ciò che accade e quanto siamo oggettivi nel valutare le responsabilità di ognuno? Ed infine, come ne usciamo?

Questa volta ti racconto la storia di Antonietta. È sposata da diversi anni con un uomo di cui è innamorata. È una donna di mezza età, hanno avuto due figli e la coppia è ben salda.

Sentirsi emarginati in famiglia

Qualcosa nella vita di Antonietta non va come lei vorrebbe. Si sente esclusa dalla famiglia del marito. Racconta che la suocera la fa sentire marginale, come una persona la cui opinione non solo non è importante, ma a cui dare così poco peso da non essere neanche presa in esame.

Non va meglio neanche con le cognate, le sorelle del marito, dalle quali riceve un messaggio molto simile di scarsa considerazione, nonostante un’età ed una cultura molto più simile alla sua.

Antonietta ha avuto diversi successi professionali: è stato ed è attualmente Responsabile delle Risorse Umane di importanti aziende nazionali ed internazionali; ha una bella famiglia solida ed unita; ha uno splendido rapporto con il coniuge, anche se il tarlo di un ridotto apprezzamento da parte di questo entourage familiare le dispiace e qualche volta crea frizioni con il coniuge.

È una donna molto attenta ed intuisce che i piccoli screzi vanno analizzati, pesati e considerati, ben prima che diventino voragini. È una delle poche persone che chiede aiuto quando le cose funzionano abbastanza bene, anche se non splendidamente. In genere le persone chiedono aiuto quando il dramma … è già scoppiato!

Antonietta piange quando arriva a dire che lei non chiede facilmente aiuto e se lo fa, è proprio perché non regge più la situazione. Ha avuto difficoltà ad ammettere a se stessa, che si sente ferita molto intimamente dall’atteggiamento dei suoi familiari, lei che professionalmente riceve invece tanti messaggi positivi di valore – alto – di considerazione e di stima, da tante persone diverse e di ruoli, anche apicali.

Il dolore della solitudine in famiglia

È profondamente triste quando arriva a sentire il suo dolore, così intimo, così profondo, così poco conosciuto. È un dolore tutto suo, vissuto nella solitudine, visto che non vuole parlarne al marito, per non farlo sentire in difficoltà. Non ne parla neanche con le amiche, perché intuisce che forse non saprebbero come supportarla, lei che è una persona esigente e molto attenta e per questo, non facile da essere affiancata.

È da questa profonda tristezza, toccata e poi ammessa, che inizia la risalita.

Il percorso di consapevolezza di Antonietta

Antonietta inizia a riconsiderare atteggiamenti, comportamenti, frasi e stati emotivi sia suoi sia delle cognate e della suocera. Aumenta la consapevolezza su alcune dinamiche che stavano accadendo nella sua famiglia.

Intuisce che con le cognate ci possono essere più confronti, non solo quello professionale, e così con la suocera, con cui ci possono essere più livelli di paragone, sia da parte della suocera sia da parte sua e questo vale anche per il coniuge.

Iniziamo a lavorare sul suo percorso di consapevolezza sui diversi aspetti che entrano in gioco in questa situazione.

È la stessa Antonietta a sintetizzare cosa è accaduto e mi dice:

“Non è smesso di piovere. Ho capito che devo aprire l’ombrello quando piove, perché la pioggia … io non la governo!”

Se anche tu ti senti escluso dalla tua famiglia, o magari dai colleghi, o forse dagli amici e vuoi cambiare marcia, contattami scrivendo a info@lauramarinelli.it e valutiamo un percorso di evoluzione calibrato sul contesto che tu stai vivendo.

Senso di inadeguatezza al lavoro

Cosa scatta nella nostra testa quando riceviamo più e più rimproveri? Quando il capo ci continua a dire che non abbiamo portato i risultati voluti o che non abbiamo fatto quello che lui si aspettava, che accade dentro di noi? Chi sbaglia: noi o il responsabile? A chi tocca fare la prima mossa? E quale mossa fare? Se anche tu ti sei trovato in questa situazione, questo articolo ti può fornire i consigli giusti.

 

Perdere di vista il proprio ruolo professionale

Federico è un manager di un’azienda di servizi. È un responsabile di medio livello, cioè gestisce alcuni dipendenti e risponde del suo operato ad un responsabile di grado più alto del suo, che è arrivato da poco nella sua azienda. Ha un modo di lavorare molto diverso da quello che Federico conosce ed inizia a pressare Federico e la sua struttura con obiettivi numerici, con nuovi strumenti e con dichiarazioni che Federico fa fatica a comprendere ed anche a condividere.

Hanno continue riunioni, ma non riescono a trovare un filo comune di pensiero e di dialogo e Federico non riesce più a capire chi è e cosa deve fare.
Eppure ne ha di esperienza Federico: è nella stessa azienda e nello stesso ruolo da più di quattro anni, ma questo nuovo manager non riesce proprio a capirlo.
Cosa vuole da lui? Cosa deve fare? Cosa vuole che faccia anche nei confronti delle altre persone del gruppo?
Federico, pur cercando di chiarirsi le idee con il responsabile, non ci riesce ed entra così profondamente in crisi da dichiarare:

“Non so più chi sono professionalmente. Che devo fare?”

 

Sentirsi continuamente inadeguati

Il mutamento improvviso dello stile di lavoro e del linguaggio del nuovo manager lo disorienta così tanto e così profondamente, che Federico crolla emotivamente sulla dichiarazione della sua frase e scoppia perfino a piangere. È distrutto. Non a torto, visto che il sentirsi continuamente inadeguati, porta a sentirsi prima sbagliati e poi addirittura inutili.

La crisi professionale può minare l’identità della persona. Parte il dialogo interno che è del tipo “non vado bene” oppure “ho sbagliato anche questa volta” e che lentamente, un po’ per volta, sgretola la sicurezza della persona. Il pensiero ci guida in comportamenti ed atteggiamenti che possono essere funzionali o disfunzionali a seconda che sia positivo o negativo e per Federico è partita l’onda nera!

Federico si chiede cosa può fare o dire per cambiare in qualche modo la situazione e non sa proprio come affrontare questa situazione, complicata dal clima teso e nervoso che si è instaurato tra lui ed il suo manager.

Ri-analizziamo insieme le conversazioni. Ragioniamo sui diversi ruoli che hanno e sulle aspettative di ognuno. Federico prende in considerazione diverse alternative, allenandosi al cosa e come parlare al suo manager e ristruttura anche il suo modo di procedere nel lavoro, re-interpretando i messaggi che il manager gli manda.

 

La fiducia in se stessi: il raggio di sole

Ed arriva il raggio di sole! Federico torna ad avere fiducia in se stesso quando inizia a capire che lo scontro tra lui ed il responsabile era dettato più dall’incomprensione verbale e non da un giudizio negativo sulla sua persona. Iniziano perfino a capirsi, ora, quando parlano ed il manager arriva a  dichiarargli che ha fiducia in lui.

Federico avrebbe tanto desiderato non doversi accollare lui l’onere della prima mossa, ma capisce che non è importante chi parte per primo. È importante che qualcuno inizi a modificare qualcosa, perché i piccoli cambiamenti in noi, generano a cascata cambiamenti negli altri e questo vale anche nelle relazioni umane.

Se stai vivendo anche tu una situazione simile e vuoi migliorare il tuo modo di relazionarti e di comunicare, scrivimi a info@lauramarinelli.it e valuteremo insieme un percorso di crescita personalizzato su di te!