Investire su se stessi - Life coaching

Hai dubbi su di te e sui tuoi comportamenti? Pensi di non essere adeguato in alcune situazioni della tua vita? Vorresti modificare qualcosa, ma non sai da dove iniziare? La buona notizia c’è ed è che basta iniziare, perché poi tutto si modifica a seguire dal piccolo cambiamento. Leggi questo articolo e troverai spunti di riflessione sul perchè è così importante investire su se stessi.

Investire su se stessi: da dove si parte?

Questo articolo racconta la storia di una donna manager, bella, di mezza età. Chiede di essere supportata sul lavoro, dove le relazioni con il suo dirigente e con i suoi collaboratori presentano alcune spigolature. Strada facendo, dopo aver risolto i temi business, arriviamo alle questioni life: quanto voglio spendermi nel lavoro e quanto voglio annullarmi per gli altri.

Il nome di fantasia per raccontare questa storia è Nora. È una donna molto spigliata, brillante, simpatica e bella. Non diresti proprio che possa aver bisogno d’aiuto.

Nora crede che le frequenti difficoltà che incontra nelle relazioni professionali potrebbero essere dovute ad un suo modo disfunzionale di interagire.

 

Il percorso di business coaching di Nora

Racconta di come vive le sue giornate lavorative tra la pressione del suo responsabile, con cui ogni giorno si confronta, ed il dover far lavorare i collaboratori nella direzione che l’azienda definisce ogni giorno.

Alterniamo le nostre sessioni tra questi due temi: relazione con il superiore e relazione con i diversi dipendenti.

Ogni sessione Nora acquisisce più fiducia in queste persone e più serenità, finché un giorno arriva e sbotta.

È arrabbiatissima. È nervosa. Urla. In questo stato d’animo di dolore e sofferenza, esplode dicendo che non ce la fa più. Tutti i suoi tentativi e tutte le energie che ha impiegato nel ricercare, analizzare e studiare nuovi approcci e nuove modi di interagire con queste persone, non sono stati vani, ma ha deciso che cambia rotta.

 

Il cambio di rotta: il life coaching

È dispiaciuta Nora. È delusa, è infastidita, è seccata ed irritata.  Il continuo reiterare di alcuni comportamenti del superiore ed anche dei sottoposti, la fanno sentire poco riconosciuta.

Questa volta però Nora non subisce la situazione, anzi reagisce. Decide che vuole investire su di lei e che ogni sessione di coaching futura sarà su di lei e non più su queste altre persone, che pur fanno parte delle sue giornate.

È bello vedere la tenacia e l’energia che trasudano dalla voce, dalla gola, dalle mani mentre dichiara le sue intenzioni.

Si parte col life coaching!

Ed è così che il percorso di business coaching, per sua stessa richiesta diventa di life coaching. La volontà di Nora che esprime in modo chiaro e trasparente è quello ora di dedicarsi a se stessa e lo afferma in modo così netto con pochissime parole “Ricomincio da me!”, da non lasciare adito a dubbi o tentennamenti.

Si è impegnata, Nora, a fare in modo che lei stessa potesse modificare le relazioni con gli altri soggetti all’inizio del percorso. Poi ha pensato che il suo impegno potesse essere sufficiente a spronare gli altri. Infine, dopo tanti tentativi Nora capisce che quella strada non funziona e, coraggiosamente, cambia strada.

Invece di porsi tante domande da dove iniziare, dichiara che vuole lavorare su di sé. Questo sì che è un investimento certamente produttivo!

E poi, tieni presente che l’essere umano non è a compartimenti stagni: in un modo sul lavoro ed un altro a casa. Siamo come siamo. E quando miglioriamo in un’area, qualunque essa sia, il beneficio si irradia in un tutta la nostra vita, a pioggia, come in un effetto domino.

Se ti riconosci in questa situazione o se sai che tuoi amici o conoscenti possono essere in una situazione simile, ora sai che ci si può lavorare con l’aiuto di un coach.

E se vuoi confrontarti con me, scrivi a info@lauramarinelli.it. Ti leggerò con attenzione e curiosità!

Relazione padre figlio

Relazione padre figlio nell’adolescenza: hai dubbi sul tuo modo di essere genitore e sulla relazione che hai con tuo figlio? Hai difficoltà a farti capire da tuo figlio nonostante le tue migliori intenzioni? A volte le migliori intenzioni non sono sufficienti nel rapporto genitore-figlio per costruire una sana relazione.
Come si analizza questa relazione? Chi la deve costruire? Su quali elementi si basa? Come si interpretano i comportamenti? E tu, che relazioni hai con i tuoi figli?

Non riesco a parlare con mio figlio adolescente

La storia di oggi è quella di una relazione difficile genitore-figlio: il padre alle prese con il figlio adolescente. Non riescono a parlarsi. C’è il muro dell’incomunicabilità tra i due, rappresentata da una porta chiusa. Se sei anche tu in questa situazione, leggi l’articolo che segue. È la storia a lieto fine di un padre, messo in crisi dalla porta chiusa della camera del figlio.

“Non riesco a parlare con mio figlio adolescente. Arriva a casa dalla scuola. Va in camera sua, chiude la porta, non parla a nessuno e neanche pranza con noi. Non so più che fare”.

È il racconto in sintesi di Nicola, imprenditore di mezza età. Fisico tonico, temperamento ottimista, Nicola sembra sempre sapere ciò che vuole, in qualsiasi situazione.
È uno dalle idee chiare, che non teme di dire la sua anche se controcorrente.
È un temerario, che dice ciò che pensa anche quando sa che può diventare scomodo per qualcuno.

Rapporto genitori-figli durante l’adolescenza

Il figlio adolescente è fonte di preoccupazione per Nicola. Lo vede ogni giorno tornare a casa dalla scuola, chiudersi in camera sbattendo la porta. Ha perfino appeso sulla porta un bel cartello con la scritta “Non aprire” ed è così che il figlio taglia fuori non solo Nicola, ma tutta la sua famiglia, composta dalla madre e da un fratello di circa dieci anni, oltre che dal padre.

Il rapporto genitori-figlio è incastrato. Nessuno riesce a parlare con questo adolescente nella famiglia. Nessuno riesce a pranzare con lui. Questo giovane non vuole nessuno della famiglia vicino a lui. Si è isolato e manda chiari segnali che il conflitto c’è, che la situazione è questa e che non vuole modificarla.

A Nicola trema la voce quando mi racconta l’incomunicabilità del figlio.
È costretto a fermarsi.
Prende fiato.
Lascia trascorrere qualche attimo per riprendere il controllo del suo stato emotivo.
È lì per lì per piangere, ma si controlla. Abbassa lo sguardo, attende qualche attimo e si vede che sta ripercorrendo con la memoria momenti che gli creano dispiacere.

Relazione educativa genitori figli

Nicola è abituato a sfide importanti: ha come clienti prestigiose multinazionali italiane e straniere. È abituato a superare scogli, a trattare, a ripensare e modificare i piani per avere sempre nuove proposte con cui procedere con le trattative. È abituato a tentare ancora e con modalità continuamente diverse.

Con il figlio … non riesce. Ne ha provate tante e nessuna gli ha dato il risultato che avrebbe voluto. E dopo qualche anno di tentativi andati a vuoto, chiede aiuto e mi racconta questa storia.

È intimorito quando inizia: forse il teme il giudizio, che ancora non sa che non ci può essere.
È paralizzato: fa proprio fatica a raccontare nelle prime battute, tanto è il dispiacere ed il senso d’impotenza e di inadeguatezza che vive.

Piano piano allenta la tensione ed inizia a riferire. Parliamo del figlio, e della madre, e del fratellino e di lui stesso. Uno per volta valutiamo tutti i soggetti ed i rapporti che il figlio maggiore ha, o meglio che non ha, con ogni componente della famiglia.

Analizziamo come erano questi rapporti qualche anno prima e cosa può essere accaduto nel frattempo, tanto da bloccare la relazione non solo genitori-figlio, ma anche con il fratello.

Mettiamo a fuoco gli interessi, le passioni e le amicizie del figlio adolescente e perfino il comportamento che tiene a scuola con compagni e professori.
Ed iniziamo a sperimentare piccole strategie di comportamenti nuovi e diversi che Nicola tenterà con il figlio.

È dura all’inizio. Lo sconforto qualche volta sembra prevalere, ma Nicola è talmente ottimista di suo, che torna dopo ogni sessione e mi racconta cosa ha provato a fare e quali risultati ha prodotto.

È un processo lento per la difficoltà emotiva di Nicola, che subisce il figlio, e per la complessità e l’imprevedibilità delle reazioni del ragazzo.

La relazione padre-figlio

Così, passo dopo passo, incontro dopo incontro, un po’ per volta, l’uscio si apre.
È appena un pertugio all’inizio, ma Nicola è bravo a tenere duro e, gioioso come è, trova il modo di parlare con il figlio dei suoi sogni, di cosa vorrà fare da grande, di quali pensieri gli passano in testa, e perfino di fidanzate e di università.
Un po’ per volta lo spiraglio si apre e la luce inizia ad arrivare in quantità maggiore.

La relazione tra padre e figlio si è ricostruita: il padre non subisce più il potere del figlio che non parla ed il figlio ha compreso che si può parlare con il genitore, anche quando gli argomenti si fanno scomodi ed anche quando le opinioni sono diverse.

È proprio contento e soddisfatto Nicola quando riconosce che finalmente riescono a giocare e a parlare, lui ed il figlio adolescente, nonostante le difficoltà del periodo di vita che quest’ultimo sta vivendo.

Ed è ancora più appagato quando a distanza di anni mi conferma che il figlio ha con lui quella relazione che invece non vuole avere con la madre e che, rientrato nella città dove vivono i genitori – ora separati – dall’università, ha scelto di risiedere con il padre e non con la madre con la quale il muro non si è sgretolato.

Relazione genitore-figlio: un labirinto

La relazione genitore-figlio è complessa e qualche volta entriamo nel labirinto, costruito dal timore delle reazioni, dalla confusione sul nostro agire. Vogliamo far bene per nostro figlio e non riusciamo a valutare che alcuni nostri comportamenti possono essere interpretati in modo diverso dall’altra parte e così, uno dopo l’altro, possiamo contribuire noi stessi, in totale buona fede, a costruire il  muro di divisione.

Se hai qualche dubbio sulla relazione che hai con tuo figlio, se non sei sicuro del tuo modo di essere genitore e vuoi un confronto, scrivimi a info@lauramarinelli.it e valutiamo la situazione insieme.

Come riuscire a separarsi dal marito

Non so se separarmi da mio marito. Come faccio a decidere?

Sono sposata da tanti anni e con due figlie, una della quali adolescente. Mio marito ha un’amante da circa dieci anni. Non me lo ha raccontato lui, ma l’ho scoperto. Lui non sa che io so. Ho sopportato per le nostre figlie e perché non so che fare. Mi separo o no? Riuscirò ad andare avanti senza di lui?

Maria è il nome di fantasia scelto per raccontare questa storia, proteggendo le diverse persone protagoniste di questa vicenda.
Nome non a caso: il nome di donna, metafora di carichi gravosi e con essi anche di rinascita a nuova vita.
È imprenditrice, Maria, socia di un’attività metalmeccanica, dirige il reparto produzione composto da dipendenti uomini.

È in un mondo maschile, in un ruolo maschile, con uomini da dirigere e con il socio, uomo anche lui. Lei che le figure maschili le ha sempre subite: dal padre al marito, con cui non riesce a parlare proprio, a causa dell’atteggiamento remissivo di Maria nei confronti degli uomini.

 

Dal business coaching al life coaching

Maria arriva da me con questa richiesta di Business coaching: si sente confusa nel lavoro. Non sa più come organizzare il lavoro, si sente poco riconosciuta dal socio-uomo e dai dipendenti uomini.
Dopo un paio di incontri in cui le conversazioni sono centrate sulle tematiche professionali, cioè Business coaching, Maria rivela per la prima volta la situazione che vive a casa con il marito.
È da anni che i rapporti con il coniuge sono incastrati. Lei sa che il marito ha un’altra donna. Non ne hanno mai parlato, perché Maria non sa dal marito. Se ne è accorta lei in prima battuta, finché qualcuno di esterno alla famiglia non le ha dato conferma.

Maria è molto addolorata: comprende la lontananza del marito. Ha taciuto in tutti questi anni per non creare imbarazzi e tensioni in famiglia, ma ora … fa fatica a continuare a sopportare.

 

Marito tradisce la moglie: la solitudine in famiglia

La voce s’incrina, tentenna, abbassa lo sguardo quando racconta del marito e dell’amante e delle figlie da proteggere e della suocera e della cognata, che sente tutte contro di lei e quanto meno con atteggiamenti ambigui nei suoi confronti.

È ancora più in difficoltà quando ammette che non riesce più a sostenere questa situazione, in cui lui nega di avere un’altra donna.
Non sa Maria per quanto potrà accettare ancora questa situazione ed è per questo che me ne parla.

Ha bisogno del confronto. Ha bisogno di parlare. Ha bisogno di capire come affrontare una situazione così complessa sia dal punto di vista emotivo sia per la molteplicità dei soggetti coinvolti, soggetti a cui è legata a doppia mandata da rapporti di affetto molto intimi.

 

Come avere il coraggio di separarsi: il percorso con il life coach

Vuole risolvere questa situazione, Maria. Vuole riconoscere una nuova vita a lei, ed in fondo anche al marito, senza creare difficoltà emotive e di altro genere alle figlie.

Si chiede se si può. Si chiede se c’è un modo per uscire da questo bivio o se il suo destino è segnato dal dover sopportare per proteggere le figlie.

È così che il percorso iniziato dal Business diventa Life coaching. Accade sovente nei percorsi di coaching che l’obiettivo si trasformi strada facendo, e che si passi da una tematica all’altra, a dimostrazione del fatto che l’essere umano è un tutt’uno ed è disorientato nel Life sia nel Business anche se ciò che vuole raggiungere è temporaneamente in uno dei due settori. È solo questione di tempo, perché arrivano tutte e due le richieste in poco tempo.

 

Come affrontare un divorzio: il confronto con i familiari

È un confronto lento e sofferto, quello con Maria, che procede a piccoli passi. È una conversazione che passa per ammettere a se stessi la delusione delle proprie scelte fatte nel passato, che nel tempo si modificano a causa di tanti eventi che intervengono.

È l’analisi di alcune situazioni e di come sono state affrontate.
È il racconto delle scarse conversazioni che è riuscita ad avere con il marito, che a volte si sono concluse con conflitti ed altre volte con lo sminuire, per parte del marito, le impressioni e le sensazioni di Maria e che per lei è perfino più doloroso del litigio.

Eppure, un po’ per volta, Maria si prepara ad affrontare il coniuge: cosa gli dirà, come gli parlerà della sua volontà di separarsi, perché ora ha deciso e sa che questo è ciò che vuole.

Ci sono voluti diversi incontri in cui ha riflettuto sulla possibilità di separarsi, così come su quella di proseguire con la vita coniugale attuale.

La scelta di Maria è per la separazione. Ora c’è da parlarne al coniuge. Bisognerà dare tempo anche a lui di meditare la scelta ed accettarne le conseguenze.

Poi ci sarà anche da comunicarlo alle figlie, con serenità, senza drammi, possibilmente.

Poi ci saranno i confronti con le famiglie d’origine, quella del marito e la sua. Cosa dirò loro. Chi dirà – cosa – a chi? Come la prenderanno?

 

La paura del “cosa succederà adesso?”

Come si può affrontare la separazione con serenità, con leggerezza, senza aggravare ulteriormente il peso già greve, che inevitabilmente hai sullo stomaco in questi casi?

Maria ci riesce. Lei che non riusciva a parlare né al marito e neanche al padre e figurarsi al fratello, peraltro suo socio nell’azienda, un giorno – in scioltezza – trova il modo di aprire il discorso con il marito.
È sorpresa lei stessa di esserci riuscita. Non era pianificato il quando.
Eppure un giorno, improvvisamente, Maria si sente pronta ed inizia.

Trova il modo di non far fuggire il marito dall’affrontare questa conversazione così spinosa per l’ennesima volta sulla separazione.
E riescono a parlarsi. Riescono a confrontarsi sulle aspettative, sulle delusioni e ad essere solidali come coppia, nella loro volontà di separarsi.
Concordano insieme il come dichiararlo alle figlie e alle loro famiglie di origine.
Sanno che non sarà tutto semplice. Sanno che possono aspettarsi quanto meno la sorpresa negli altri e forse anche la paura del “cosa succederà adesso”.

È Maria che supporta la coppia in questa delicata fase. È Maria la più pronta ad affrontare la situazione ed è Maria che costruisce il binario, affinché tutto avvenga nel migliore dei modi per ciascuno.

 

Come riuscire a evitare discussioni e conflitti

E così è. Ci è riuscita, Maria. La coppia dichiara prima alle figlie e poi alle rispettive famiglie la loro volontà e riescono ad impostare una separazione consensuale, così da evitare discussioni e conflitti che ricadrebbero a cascata sugli altri.

Sono tanti gli aspetti e le valutazioni da fare nei casi delle separazioni coniugali. C’è il modo per affrontarli senza caricare ulteriormente di dolore e tristezza, oltre quella che naturalmente c’è.

Se vogliamo tutelare noi stessi, l’altro e soprattutto i figli, possiamo avere bisogno del supporto esterno di un professionista. In questo caso, basta scrivere a info@lauramarinelli.it e valuteremo insieme la migliore soluzione da adottare.