Se vuoi ottenere un miglioramento delle performance, se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi grazie a una visione del futuro più chiara, puoi ricorrere a delle sessioni di business coaching.

Business coaching per leader

Desideriamo tanto arrivare ad essere un “capo” e quando ci siamo, ci rendiamo conto che farsi rispettare non è semplice. Non basta il grado per far sì che le persone ci seguano. Ci vuole anche altro. È quello che con un solo termine chiamiamo leadership e che è composto da tanti aspetti, tra cui anche la coerenza della nostra comunicazione. L’incoerenza è l’errore che noi stessi agiamo e che si ritorce contro noi stessi. Difficile rilevarlo da soli.

Come essere credibili – Le doti del leader

Quando dobbiamo parlare ai nostri collaboratori, la nostra attenzione è massima su ciò che dobbiamo dire e non è altrettanto sul come dire. È uno degli aspetti che rilevo maggiormente nei casi di Business coaching, quando a chiedere aiuto sono manager e dirigenti, cioè tutte quelle figure che per ruolo professionale devono coordinare ed indirizzare altre persone.
È il caso di questo articolo, in cui un manager si sente poco riconosciuto dai collaboratori, ma non sa che il primo a sabotare la sua figura è proprio se stesso.

Facciamo tanta fatica per arrivare a ruoli apicali e quando ci siamo, noi stessi commettiamo errori che minano la nostra stessa credibilità.

Sergio, nome immaginario, è il manager che coordina uno dei reparti della produzione di prodotti di pelletteria per grandi griffe.
È un uomo di mezza età, simpatico e brillante. Ha anche avuto una certa fortuna, perché l’azienda in cui lavora è della famiglia della moglie. Anche lei è in azienda e nei fatti è il suo responsabile, anche se il rapporto tra loro è di così elevata collaborazione, che nessuno dei due ha mai sentito la difficoltà del lavorare con il coniuge.

Sergio è entrato in azienda quando già esisteva la relazione sentimentale con l’allora figlia del titolare e nel giro di pochi anni dal suo ingresso è diventato responsabile del reparto del taglio della pelle. È un reparto composto da una decina di uomini di età anagrafica mista.

Business coaching – Se le relazioni con i dipendenti sono spinose

Sergio racconta le difficoltà che incontra quotidianamente nel posto di lavoro e, dopo aver introdotto la situazione generale, a fatica entra negli ambiti che a lui stanno più a cuore e che sono per lui particolarmente spinosi.
Sono le relazioni con le persone che coordina. Parliamo di alcuni dipendenti con cui ha un buon rapporto ed ai quali è facile chiedere e fare osservazioni, perché sono collaborativi e non spigolosi.

Parliamo anche di soggetti che non lo riconoscono. Sergio si sente infatti poco riconosciuto da alcuni di questi soggetti. È arrivato al punto di avere timore a parlare con loro, tanto sono oppositivi, polemici, critici e perfino offensivi.
Si sente offeso, Sergio, da questo loro modo di fare e davvero è diventato un problema per lui doversi rivolgere a loro per dare le specifiche di come effettuare un nuovo lavoro.

Si vergogna di dover ammettere che fa fatica a parlare con alcuni di loro.
Cerca di sminuire l’impatto emotivo quando racconta queste situazioni, ma si vede che è profondamente ferito e lasciandogli il tempo di cui ha bisogno, rivela la rabbia che prova. Non nasconde che qualche volta avrebbe voluto prendere a pugni qualcuno, ma … ovviamente, non l’ha fatto.

Non può neanche appoggiarsi alla moglie a casa per sfogarsi, visto che lavorano nella stessa azienda.

Comprendere i propri punti deboli – Come dirigere un’azienda

Eppure Sergio non sa che chi ha innescato questo meccanismo è lui stesso. Infatti quando passiamo alle simulazioni del come dire al collaboratore più ostico nei suoi confronti, alcune specifiche del lavoro e che queste specifiche vanno realizzate entra pochi giorni, è lo stesso Sergio a rivelare il punto debole.

È il suo modo di parlare, tra para verbale e non verbale incoerenti rispetto al ruolo di responsabile che lui ha, che lo minano.
Non si vuole rendere conto di questo Sergio. Insiste a dire che lui pensa molto a cosa dire a questa persona, per essere il più puntuale e preciso possibile. Non sa Sergio, che lui stesso adotta un modo di parlare che mina il suo ruolo di responsabile.

Per fortuna è facile fare un video ora con il telefonino e dimostrargli quanto siano incoerenti i contenuti di ciò che dice rispetto al modo un po’ istrionico che adotta.

Sergio infatti non si è reso conto che, per tenere a bada l’ansia che il dover parlare a questo soggetto gli crea, adotta un modo di parlare quasi da giocoliere e saltimbanco. Ride, fa ironia su ciò che ha appena detto, e quindi ridendo è come se smentisse se stesso.
Questo avviene anche quando deve riprendere il dipendente e dare indicazioni nuove e “rigide”.

L’imbarazzo, la tensione e la vergogna che prova nel dover parlare a questo soggetto, gli fanno tenere atteggiamenti disfunzionali rispetto a ciò che deve ottenere, minando l’efficacia della sua leadership, che così risulta debole.

Coaching aziendale – Come diventare un buon capo

Sergio ristruttura velocemente il suo modo di comportarsi, ora che ha compreso l’errore e nel giro di pochi giorni ottiene già i primi risultati positivi.
Confessa che non si era proprio reso conto di essere lui stesso il fautore del primo errore ed ammette che ha fatto un po’ fatica a comprendere come mettere in pratica la coerenza tra le parole che dici (verbale) ed il come lo dici (para e non verbale) nella prima fase.

Gestire la propria leadership è un processo molto sofisticato, complesso e composto da molte variabili, tra cui il senso di autoefficacia, la propria comunicazione e la coerenza tra gli elementi che compongono la comunicazione.
Infine l’ulteriore difficoltà è che da soli è difficilissimo auto valutarsi e comprendere i comportamenti disfunzionali attivati. Oggi Sergio ha il suo nuovo stile.

Investire su se stessi - Life coaching

Hai dubbi su di te e sui tuoi comportamenti? Pensi di non essere adeguato in alcune situazioni della tua vita? Vorresti modificare qualcosa, ma non sai da dove iniziare? La buona notizia c’è ed è che basta iniziare, perché poi tutto si modifica a seguire dal piccolo cambiamento. Leggi questo articolo e troverai spunti di riflessione sul perchè è così importante investire su se stessi.

Investire su se stessi: da dove si parte?

Questo articolo racconta la storia di una donna manager, bella, di mezza età. Chiede di essere supportata sul lavoro, dove le relazioni con il suo dirigente e con i suoi collaboratori presentano alcune spigolature. Strada facendo, dopo aver risolto i temi business, arriviamo alle questioni life: quanto voglio spendermi nel lavoro e quanto voglio annullarmi per gli altri.

Il nome di fantasia per raccontare questa storia è Nora. È una donna molto spigliata, brillante, simpatica e bella. Non diresti proprio che possa aver bisogno d’aiuto.

Nora crede che le frequenti difficoltà che incontra nelle relazioni professionali potrebbero essere dovute ad un suo modo disfunzionale di interagire.

 

Il percorso di business coaching di Nora

Racconta di come vive le sue giornate lavorative tra la pressione del suo responsabile, con cui ogni giorno si confronta, ed il dover far lavorare i collaboratori nella direzione che l’azienda definisce ogni giorno.

Alterniamo le nostre sessioni tra questi due temi: relazione con il superiore e relazione con i diversi dipendenti.

Ogni sessione Nora acquisisce più fiducia in queste persone e più serenità, finché un giorno arriva e sbotta.

È arrabbiatissima. È nervosa. Urla. In questo stato d’animo di dolore e sofferenza, esplode dicendo che non ce la fa più. Tutti i suoi tentativi e tutte le energie che ha impiegato nel ricercare, analizzare e studiare nuovi approcci e nuove modi di interagire con queste persone, non sono stati vani, ma ha deciso che cambia rotta.

 

Il cambio di rotta: il life coaching

È dispiaciuta Nora. È delusa, è infastidita, è seccata ed irritata.  Il continuo reiterare di alcuni comportamenti del superiore ed anche dei sottoposti, la fanno sentire poco riconosciuta.

Questa volta però Nora non subisce la situazione, anzi reagisce. Decide che vuole investire su di lei e che ogni sessione di coaching futura sarà su di lei e non più su queste altre persone, che pur fanno parte delle sue giornate.

È bello vedere la tenacia e l’energia che trasudano dalla voce, dalla gola, dalle mani mentre dichiara le sue intenzioni.

Si parte col life coaching!

Ed è così che il percorso di business coaching, per sua stessa richiesta diventa di life coaching. La volontà di Nora che esprime in modo chiaro e trasparente è quello ora di dedicarsi a se stessa e lo afferma in modo così netto con pochissime parole “Ricomincio da me!”, da non lasciare adito a dubbi o tentennamenti.

Si è impegnata, Nora, a fare in modo che lei stessa potesse modificare le relazioni con gli altri soggetti all’inizio del percorso. Poi ha pensato che il suo impegno potesse essere sufficiente a spronare gli altri. Infine, dopo tanti tentativi Nora capisce che quella strada non funziona e, coraggiosamente, cambia strada.

Invece di porsi tante domande da dove iniziare, dichiara che vuole lavorare su di sé. Questo sì che è un investimento certamente produttivo!

E poi, tieni presente che l’essere umano non è a compartimenti stagni: in un modo sul lavoro ed un altro a casa. Siamo come siamo. E quando miglioriamo in un’area, qualunque essa sia, il beneficio si irradia in un tutta la nostra vita, a pioggia, come in un effetto domino.

Se ti riconosci in questa situazione o se sai che tuoi amici o conoscenti possono essere in una situazione simile, ora sai che ci si può lavorare con l’aiuto di un coach.

E se vuoi confrontarti con me, scrivi a info@lauramarinelli.it. Ti leggerò con attenzione e curiosità!

Passaggi generazionali in azienda

Quando parliamo di come il Business coaching può aiutare nei passaggi generazionali, parliamo di come far convivere due diverse generazioni in azienda, mixando la saggezza della prima con l’entusiasmo e la tendenza all’innovazione della seconda. L’obiettivo finale è di accompagnare la persona al vertice a fare un passo indietro e la nuova generazione a fare un passo avanti. Tutto ciò deve avvenire serenamente ed in un tempo congruo a meditare la propria scelta e ad agirla, dando modo ad ognuno di assumere nuove responsabilità.

 

Business coaching nei passaggi generazionali

“Voglio entrare nell’azienda di famiglia con un ruolo chiaro ed elevato. È da tanto che ci penso. Mio padre e mia madre insistono. Sono tutti e due nell’azienda di famiglia ed ora vogliono che entri anche io. Devo decidere e non so che fare.”

È ciò che racconta Giovanni, nome di fantasia, al primo contatto telefonico. È su questa scelta che vuole supporto. Una chiara richiesta di Business Coaching con risvolti anche di Life coaching, visto che parliamo di genitori e figli nello stesso contesto, che è anche professionale.

Giovanni racconta della scelta dei genitori di fondare la loro azienda, che è sempre stata familiare, con il padre direttore commerciale e la madre direttore amministrativo. Uno schema chiaro e frequente. Ora il passaggio generazionale incombe.

 

Il momento del passaggio generazionale in azienda

Da qualche tempo i genitori pressano Giovanni, affinché si decida ad entrare anche lui. Ha finito gli studi, Giovanni. È laureato in Giurisprudenza, ha fatto qualche tirocinio in studi legali e queste esperienze gli sono piaciute.

È da un po’ che riflette se intraprendere la carriera forense o se virare verso l’azienda familiare e non riesce proprio a definire la sua scelta.
Ha fatto anche diversi periodi nell’azienda, quando era ragazzo e con mansioni diverse, tese a fargli fare esperienze sul campo, per capire le istanze e le sfaccettature dei diversi ruoli.
Sono state esperienze positive, racconta Giovanni, anche facili. In fondo ha capito che può fare di più e che forse quelle esperienze lì, pur necessarie, non sono state così sfidanti da avergli creato un reale interesse ed una vera curiosità per l’azienda.

 

Rapporto con i genitori in azienda – I pro e i contro

Però è l’azienda dei genitori. I genitori insistono e vogliono che lui entri. Come si fa ad uscire dal bivio tra me, il mio interesse e le mie passioni, piuttosto che ciò che gli altri chiedono, anche fossero i genitori?

È lucido Giovanni in questa richiesta. Si vede che ha veramente riflettuto e che le riflessioni sono meditate. Ma il dubbio è sempre lì, sotto traccia e non gli permette di definire la scelta.

Così valutiamo i pro ed i contro di ogni esperienza, ragioniamo delle sue passioni ed infine parliamo anche del suo rapporto con la madre e con il padre.

Ed il tappo della botte si stappa! È qui che racconta del suo essersi sentito bloccato dall’intraprendenza dei genitori nella sua infanzia. Così racconta episodi di quando lui ha dovuto rinunciare ai suoi sogni per volontà di uno dei genitori.

È questo il punto di Giovanni: ambisce ad uscire dalla cappa del controllo dei genitori, personalità molto forti e presenti entrambi.
Giovanni non li subisce pesantemente ora i genitori, ma non vuole che loro pensino di poter continuare la relazione con il figlio continuando a decidere per lui, come da ragazzino. E questo teme entrando in azienda, dove l’esperienza e la professionalità sua e dei genitori sono troppo diverse ed a suo sfavore.

 

Come continuare l’attività di famiglia senza… subire la famiglia!

Nel continuo confronto che si instaura, finalmente Giovanni trova la sua soluzione. È soddisfatto e sorride in quel modo che già comunica … soluzione trovata … quando dice:

“Voglio entrare nell’azienda dei miei, ma alle mie condizioni: ruolo preciso con mansioni definite e ruolo apicale, con libertà di prendere decisioni fino ad un importo economico, che definiremo insieme”.

Ha realizzato che oltre a dover definire se entrare o meno in azienda con i genitori, c’è anche l’aspetto della convivenza professionale su cui si può andare a definire limiti ed autonomie.

Ammette che avere un’azienda ben avviata e solida non è cosa da poco e realizza anche che alcune sue attitudini si sposano bene con alcuni ruoli aziendali. È da qui che parte la costruzione della sua proposta ai genitori ed è da qui che parte la nuova frontiera, anche di vita, di Giovanni e dei suoi genitori. Ed è sui dettagli della proposta da fare che andiamo a lavorare.

Se conosci famiglie in situazioni simili, ora sai che ci sono professionisti che possono affiancare persone ed aziende in momenti così delicati. Se vuoi un confronto, scrivi a info@lauramarinelli.it e valutiamo insieme il contesto.

Come dirigere bene l'azienda

Essere leader diventa incredibilmente difficile quando scopri di avere atteggiamenti di vergogna di fronte ai tuoi dipendenti. Vediamo questo caso reale per capirne di più riguardo le possibile strategie.
Devo chiedere un’altra attività ad un mio dipendente che già si lamenta. So di essere un titolare troppo morbido. So che dovrei essere più autoritario, ma a me non riesce proprio di imporre. Io chiedo. Forse anche troppo gentilmente. Forse dovrei essere più deciso e dare al dipendente meno possibilità di “trattare”. Il punto è che il dipendente già si lamenta del carico di lavoro che ha ed io devo aggiungere altro. Mi vergogno tanto e non so come fare.

 

Essere leader: come rapportarsi con i dipendenti

È Paolo a presentarsi così alla prima telefonata di contatto. Paolo ha uno studio affermato di consulenza. Uomo pacato e cortese, è chiaramente nel dubbio se deve cambiare il suo modo di rapportarsi ai dipendenti.

C’è dell’altro. Nella raffica di affermazioni che spara al telefono, al primo contatto, sente l’urgenza della risposta. È l’aspettativa di sapere subito quale sia la via giusta a tutta una serie di domande, che rappresentano i suoi dubbi.

Paolo non sa che non ci sono risposte giuste o sbagliate. Non sa che non ci sono soluzioni uniche per gestire situazioni.
Non sa ancora che non avrà dal Business coach una risposta ad ogni domanda tipo juke-box: metto il soldo, arriva la canzone. Fosse così, sarebbe facile: prendiamo il manuale più saggio in circolazione, lo leggiamo, mettiamo in pratica le indicazioni et voilà il gioco è fatto!

Non funziona così con gli essere umani: affascinanti, perché diversi, pur nella loro somiglianza.

 

Sentirsi inadeguati rispetto all’essere leader

Il tema che porta Paolo è molto più intimo e relativo a se stesso: è la vergogna che prova sul posto di lavoro, quando deve fare qualcosa che parte già in salita. Sa che sarà difficile ottenere. Sa che potrebbero esserci lamentele, rimostranze e perfino contestazioni. Sa che dovrà essere molto attento per riuscire nel gol, partendo da troppo lontano rispetto alla porta.

Così iniziamo a confrontarci su questo tema e l’iniziale timidezza di Paolo, il suo sentirsi in colpa, il suo sentirsi anche inadeguato rispetto al ruolo, emerge in tutta la sua dimensione e profondità.

Si sente davvero in difficoltà a dover dire al suo dipendente, che sa essere sovraccarico, che bisogna aggiungere altro. Non c’è proprio un’alternativa: non si può rinunciare a quell’attività e non ci sono altre persone a cui delegare. Perciò c’è solo questo dipendente da incaricare per questa iniziativa.

 

La gestione delle emozioni per essere un buon capo

È un uomo Paolo e, come tutti gli uomini, è molto controllato nella gestione delle emozioni.
Il carico emotivo della situazione lo noti dalla voce: tono di voce basso, quasi tremolante, il suono esce tentennando, quasi a ricercare ogni volta la soluzione immediata.
Non ha il coraggio di dichiarare il senso di vergogna che sente al lavoro, benché titolare, in situazioni simili. Eppure Paolo si vergogna a dover chiedere ancora e ancora.

Valutiamo con Paolo la situazione da diverse angolazioni: la sua, quella della sua azienda, quella del dipendente, quelle del cliente, che è il soggetto che trae vantaggio dall’iniziativa in questione.

Valutiamo anche alternative a questa iniziativa, tempistiche diverse e infine Paolo trova la sua soluzione.
Sorridendo ironicamente riconosce che il problema é più nella sua testa che non reale.
Ammette che nello sviluppo della conversazione ha intuito che il senso di vergogna è il suo e non del dipendente e che la pre-occupazione è lo stato emotivo che l’ha pervaso al solo immaginare la riunione con il dipendente.

I benefici del business coaching

È proprio questo il beneficio che si ricava da un percorso di Business coaching: la soluzione la trovi tu, con l’aiuto del coach che, con le domande opportune, ti aiuta ad identificare la via adeguata a te in un situazione specifica.

Se hai trovato interessante questo articolo, se ti rispecchia qualcosa che appartiene anche alle tue giornate lavorative, o se sai di persone che stanno vivendo difficoltà simili, allora chiamami o scrivi a info@lauramarinelli.it e ci confrontiamo sulla tua situazione.

Team coaching per soci di azienda

“La mia socia critica tutto e tutti e non si sa cosa voglia e cosa faccia!”

Ti dice niente questa affermazione?

Le relazioni tra soci non sempre sono serene. A volte si invischiano non si sa neanche come ed il risultato è che i soci non riescono più a collaborare tra loro. La diffidenza diventa frequente ed un intervento di Team Coaching può contribuire a sbloccare la situazione. Se sei in una situazione simile, leggi l’articolo per avere idee e poi ci confrontiamo sul da farsi in separata sede.

 

Il contrasto tra soci: lo scenario

“La mia socia non si sa quello che vuole. Non viene a lavorare e quando arriva, critica tutto. Non le sta bene niente, litiga con tutti ed io non so che fare”.

È Pietro che parla e che espone le difficoltà che ha con la socia dell’attività imprenditoriale che condividono.
Hanno fondato insieme la società diversi anni prima quando la sintonia e l’armonia tra loro era alta. Ora, a distanza di anni, non è più così.
La donna è diventata fredda sia con Pietro – nome di fantasia – sia con i dipendenti. È spesso scontrosa e quasi sempre insoddisfatta. Rimprovera frequentemente i dipendenti, che poi vanno da Pietro a lamentarsi. Sembra quasi divertirsi a rimproverare le persone.

 

I sentimenti in gioco – Il senso di disagio

Così Pietro mi tratteggia i rapporti in azienda. È amareggiato, Pietro. Ha tentato diverse soluzioni per cercare di risolvere, ma nessuna gli ha portato la soluzione desiderata.
È stanco di raccogliere le lamentele dei dipendenti ed è anche stanco di caricare le proprie spalle di fardelli non suoi.

Racconta il disagio suo e quello dei dipendenti, che si lamentano con lui della socia. Non sa più che fare e per questo chiede aiuto ad esterni.

Approfondendo l’analisi Pietro si trova ad analizzare fatti accaduti in azienda, a volte anche con soggetti esterni e perfino clienti. Situazioni imbarazzanti, che lo hanno messo in forte difficoltà al punto di fargli tentennare la voce in alcuni tratti.
Barcolla, ondeggia, è costretto a sedersi ricordando l’incontro con una delegazione di un importante cliente internazionale, in cui lei lo umilia di fronte a tutti.

Sembra un pugile sul ring, che ha accusato talmente tanti colpi che tiene la testa bassa, tra le mani, chiuso su stesso, quando decide di sedersi.

 

La mediazione del coach – Team coaching tra soci

Decidiamo insieme di proporre un Team Coaching alla socia, cioè sessioni di gruppo tra i due soci ed il coach, in cui si affrontano insieme riflessioni e considerazioni, mediate da un soggetto esterno, obiettivo ed equidistante da ognuno, che contribuisca alla ricostruzione della relazione tra soci su nuove basi.

La proposta viene accettata con entusiasmo e così si parte. Il Team Coaching tra soci è una tecnica molto efficace per analizzare insieme sulle situazioni da gestire e decidere insieme non solo la soluzione da adottare, ma anche il piano d’azione di ogni singolo socio.

L’ulteriore arricchimento di questa tecnica è nella continuità, perché negli incontri successivi si vanno a monitorare i risultati ottenuti ed eventuali difficoltà, dando seguito ad un progetto che non rimane sospeso, ma viceversa è portato avanti, passo dopo passo: affrontando insieme le criticità.

E come spesso accade nelle sessioni di Team coaching, anche in questo caso affiorano versioni diverse, analisi non sempre collimanti e scelte diverse da quelle iniziali, che un po’ per volta vanno a delinearsi.

 

L’impegno a risolvere – La chiave di volta

La chiave di volta in questi casi è dato dal fatto che tutti i soggetti accettino di partecipare e si impegnino per risolvere.

È il caso di Pietro e della sua socia in cui, dopo i primi incontri usati per i chiarimenti necessari a ricostruire un corretto equilibrio nella relazione tra loro, si riparte con rinnovato entusiasmo, determinati ad impegnarsi per loro, per la loro azienda, per i loro dipendenti, per i clienti e per i fornitori.

Se sei arrivato a leggere fino in fondo, probabilmente la relazione tra soci è un tema a cui sei sensibile. Se vuoi approfondire la tecnica del Team Coaching, scrivimi a info@lauramarinelli.it o telefonami e sarò ben lieta di ascoltarti e di analizzare con te cosa fare.

Paura del ruolo lavorativo

Stanno per farmi fare carriera a livello nazionale, ma io … sarò in grado? Come farò a gestire persone? Sarò in grado? Che manager sarò?

Fare carriera, un bel traguardo.
Che significa?
È veramente un traguardo, cioè un obiettivo raggiunto o è l’inizio di qualcosa di nuovo? Qual è il ruolo che ti stanno affidando? Lo hai capito? Hai capito come la tua organizzazione vorrà che lo farai? E tu, come lo farai?

Se ti stanno proponendo un nuovo ruolo ed hai qualche dubbio sul come organizzarti, leggi questo articolo. Potresti avere qualche idea.

 

Come sbocciare in campo professionale

Questa è la storia di una donna. Il nome che ho scelto per rappresentarla è il nome di un fiore, Rosa. Non a caso: proprio come un fiore, anche Rosa dovrà sbocciare in campo professionale.
La sua organizzazione l’ha inserita in un percorso nazionale di crescita: una donna in un ruolo maschile, circondata da molti uomini che deve anche coordinare.
È nel settore della finanza. Opera da molti anni a livello territoriale. Ha cambiato organizzazione, rimanendo nello stesso settore.
È una donna molto attiva, intraprendente e propositiva. La sua azienda ha capito, dai numeri che porta, le sue brillanti capacità organizzative, commerciali e di fidelizzazione dei clienti.
Ed ora, arriva la proposta: ti abbiamo inserita in un percorso di crescita nazionale!

 

Che tipo di manager sarò?

Rosa è prima stupita e poi, immediatamente dopo, impaurita.
Ha sempre lavorato in un ambito locale, non ha mai gestito persone e di punto in bianco avrà colleghi nazionali, superiori nazionali, collaboratori da gestire ed obiettivi ancora più sfidanti da centrare.
“Ce la farò? E poi che responsabile sarò?” si chiede mentre mi racconta il panico che le è arrivato e che non la fa dormire di notte, regalandole anche un po’ di tachicardia.
La preoccupazione è forte e non basta farle raccontare delle tante azioni di successo portate a termine per farla tranquillizzare.
Continua a domandarsi che tipo di responsabile sarà. Il dubbio, forte, angosciante, a cui non riesce a dar risposta, è qui: che tipo di manager sarà!

 

Individuare lo stile manageriale

Ed è da qui che partiamo per il percorso di coaching che la porterà ad individuare il suo stile manageriale e che la accompagnerà nello sviluppo della carriera.
Sono tanti gli aspetti che dobbiamo prendere in considerazione per valutare il punto da cui Rosa parte ed il punto in cui vuole arrivare.
Prendiamo anche in considerazione l’aspettativa della sua azienda: cosa si aspetta da lei, cosa serve all’organizzazione nel ruolo che le affidano.
E poi ancora cosa ha fatto e visto fare nel passato, cosa le è piaciuto e da cosa vuole prendere le distanze.
Il chiodo fisso di che tipo di responsabile sarà … è sempre lì. Non la molla e continua a torturarsi l’anima per far quadrare le sue esigenze, con quelle dei collaboratori e con quelle dell’azienda.

 

Business coaching: trovare il vestito giusto per me a livello professionale

Incontro dopo incontro, la chiusura del cerchio arriva. Trova il modo di sentirsi il vestito giusto addosso a lei.
Arriva dopo pochi incontri, trascorsi a parlare e mettere a fuoco aspettative, istanze, realtà attuale e quella desiderata.
E arriva con un disegno, in cui in modo semplice, ma colorato, riesce ad immaginarsi lei nel suo ruolo.
È soddisfatta ora. Sorride, ha gli occhi con quella luce che comunica convinzione e decisione e chiarezza e voglia di fare.
Così, dopo essersi giustificata più volte per il disegno dal tratto semplice, mi guarda, sorride, e soddisfatta mi dice:

“Sì, sono proprio io. Sarò così, come responsabile”.

E parte fiduciosa con la marcia ingranata in sesta, verso la sua carriera nazionale che va sempre più verso l’alto.

Se hai anche tu una brillante carriera davanti oppure sei in un nuovo ruolo professionale per cui hai dubbi e vuoi confrontarti, scrivimi a info@lauramarinelli.it e valutiamo la tua situazione.

Crisi di mezza età

C’è una fase della nostra vita in cui realizziamo che ciò che facciamo non è ciò che desideriamo.
Come reagiamo a questa presa di coscienza? Rimani nella situazione in cui sei o tenti altre strade?

Ciò che facciamo è ciò che desideriamo?

Se stai vivendo un momento simile o hai amici o conoscenti che sai essere in questa condizione di dubbio e d’incertezza, leggi questo articolo per conoscere la storia di Michele ed avere uno sguardo diverso sulla lettura di momenti simili.

Michele, nome di fantasia, è docente a tempo indeterminato di scuola secondaria superiore. È docente di una materia tecnica ed ha scoperto la sua grande passione: lavorare come personal trainer.

È stata una scoperta improvvisa, arrivata per caso andando in palestra a curare il proprio benessere ed il proprio corpo. Si è appassionato così tanto, Michele, a questa attività, che decide di provare a cercare lavoro come personal trainer.

Ha anche già individuato a chi rivolgersi per riuscirci, quando mi contatta per scrivere il cv e la mail d’accompagnamento per candidarsi alla posizione.

Sai chi è l’azienda a cui Michele vuole scrivere? Costa Crociere!
Ha scelto bene Michele. Sa che le grandi imbarcazioni per le crociere hanno a bordo molti ambienti in cui prendersi cura del corpo e divertirsi durante la navigazione, tra cui anche le palestre.

Quando mi contatta ha le idee molto chiare ed è fortemente determinato a candidarsi, nonostante abbia un posto a tempo indeterminato nel sistema scolastico nazionale. Vale a dire: nessuno ti manda via!

 

La stanchezza della routine che non gratifica più

È stanco di quelle materie tecniche che insegna da tanti anni ed ha bisogno di nuovi stimoli. È convinto che fare il personal trainer, che sta già facendo per una palestra nella città in cui vive, sia la spinta giusta per lui, uomo di mezza età, per cambiare la sua vita.

È proprio annoiato dalla sua attuale esistenza, che scorre sugli stessi binari da tanti anni, ed è parecchio che pensa a cosa fare per cambiare. È da così tanto che ci pensa, che ha trovato anche la soluzione: Costa Crociere, che organizza crociere. Ogni nave ha una palestra, dunque c’è bisogno del personal trainer.

Peccato che Michele non sa che in Italia (non è così nei paesi europei) per chi legge un cv è ben difficile prendere in considerazione un candidato che ha un’esperienza consolidata in tutt’altro settore e per di più che ha un contratto a tempo indeterminato.

Non sa, Michele, che in Italia anche per i datori di lavoro, così come per i selezionatori del personale, dover far lasciare un contratto a tempo indeterminato ad un candidato è un elemento di freno fortissimo.

Quando rendo Michele consapevole di questo aspetto, cambia l’espressione del suo sguardo. Si rabbuia. Diventa triste. Capisce che l’impresa non è per nulla semplice. A questo deve aggiungere che è ben difficile, praticamente rarissimo, ricevere una risposta, che intuisci solo dal trascorrere del tempo senza sapere più nulla di ciò che hai chiesto.

 

Lo slancio verso il cambiamento

Incredibile, ma Michele ci pensa pochissimi minuti e si riconverte velocemente, decidendo di passare all’azione. Si va avanti. Comunque! Non può buttare tutto il suo piano solo per le difficoltà che sa di dover affrontare.  In quei pochi minuti vedi che nel suo sguardo passa tutta la tristezza e la delusione del dover abbandonare un progetto su cui sta lavorando da tanto tempo e che nel frattempo è diventato la luce della sua speranza. E poi, cambia lo sguardo, che si illumina, convinto e determinato a procedere. Decide che vuole andare avanti e vedere le carte. Ci prova in ogni caso, sapendo che è difficile, ma vuole verificare cosa accade.

E così è! Mettiamo a punto il cv e la mail d’accompagnamento che spedisce.

Non so più nulla di lui e del suo progetto per circa un anno, quando mi arriva per mail il suo saluto che testualmente riporta:

“Ti farà piacere sapere che l’azienda mi ha risposto, così come leggerai nella mail a seguire”.

La conclusione non è stata quella che Michele desiderava, ma è veramente soddisfatto di averci provato e mi racconta al telefono, quando successivamente ci siamo sentiti, che nel frattempo ha sviluppato ancora di più la sua passione nella città in cui vive, collaborando con diverse palestre, mixando così le sue giornate con i due lavori che porta avanti con livelli di soddisfazione diversi.

Questa è la storia di Michele. Ma è la storia un po’ di tutti noi, che a metà vita abbiamo bisogno di nuovi stimoli e di nuove sfide.

A volte non è vincere la gara a darci soddisfazione ma è l’aver partecipato, che ci dà conferma del coraggio, della forza, dell’intraprendenza che siamo stati in grado di agire e di quanto siamo evoluti.

E a questo punto la pacchetta sulla spalla, ci sta tutta!
Ben fatto, Michele!

Team coaching - A cosa serve

Voglio aumentare del 12% i risultati del mio gruppo di venditori. Come faccio?
Pianificare la crescita e poi realizzarla tra mille difficoltà, prima tra tutte far muovere un intero gruppo nella stessa direzione.
È facile?
Ti riesce?
O capita anche a te di indicare la direzione e di non ottenere i risultati?

 

Motivare i collaboratori nel modo opportuno per loro

Motivi i tuoi collaboratori nel modo opportuno per loro? Pensi di essere chiaro ed efficace nel comunicare gli obiettivi aziendali? Se su questi aspetti sei sereno, allora leggi questo post e scoprirai un altro aspetto ancora del processo su cui riflettere.

Bruno è il nome scelto per raccontare questa storia. È direttore vendite di un’azienda che cresce a ritmi interessanti, nonostante le crisi di questi anni. L’azienda è nel settore del packaging.

Improvvisamente il maggior cliente sceglie un altro fornitore, decidendo di rinunciare alla qualità che è stata garantita in tanti anni di lavoro, insieme alla flessibilità garantita dal fornitore rispetto alle richieste continuamente diverse del cliente e alla puntualità nella consegna degli ordini, anche per importi non consistenti.
Per Bruno è un gran brutto colpo!
La notizia arriva inaspettata. Il tempo di preavviso è così ridotto che Bruno non ha il tempo per ricalibrare la politica commerciale in modo tale da assorbire il colpo senza danni. Inoltre quel cliente garantisce un interessante fatturato ogni anno, è cliente da tanti anni ed è una bella referenza nel suo settore.

 

Gestire i collaboratori nel momento della delusione

I commerciali sono delusi. Si sentono traditi dal cliente, che hanno curato in tutto e per tutto in tanti anni, in primis per la disponibilità, ed ora … il cliente è perso.

Anche Bruno è amareggiato per l’inaspettata conclusione del rapporto con il cliente, così senza errori, senza lamentele e senza preavviso. Tuttavia Bruno reagisce velocemente e studia come reagire alla perdita di fatturato. Controlla i dati di consuntivo ed il budget e comprende che un incremento del 12% di fatturato compensa la perdita subita e darebbe una bella spinta all’azienda ed allo staff.

Pensa di comunicarlo ai suoi venditori, ma si ferma. Bruno sa di aver già avuto problemi con un componente del suo team di vendita nel passato. Sa che gli è costata cara quella situazione accaduta tempo prima, quando il venditore assunse un atteggiamento fortemente oppositivo nei suoi confronti, trascinandosi dietro anche qualche collega e, di fatto, facendo bloccare il progetto di Bruno.

Mi racconta di essersi sentito veramente frustrato dall’atteggiamento sfidante del collaboratore. Mi racconta anche di essersi sentito frustrato nel suo ruolo di direttore vendite. Non capiva come mai quel subalterno avesse assunto quell’atteggiamento così ardito e provocatorio, tanto da mettere Bruno in difficoltà. Non vuole rivivere quella situazione una seconda volta. Non vuole neanche immaginare di trovarcisi ancora e non sa come fare.

 

Dal coaching individuale alla scoperta del team coaching

Iniziamo il percorso di coaching individuale con lui. In queste sessioni valutiamo se organizzare un percorso di team coaching per tutto lo staff della vendita.

Spiego a Bruno come funziona la sessione di team coaching, alla quale tutti i componenti dello staff partecipano, sia i collaboratori sia il direttore vendite.
Nella sessione di gruppo l’aspetto molto interessante è che ognuno impara dai dubbi e dalle riflessioni degli altri.
Il direttore vendite stabilisce per ogni sessione l’obiettivo aziendale su cui lavorare, che viene  condiviso ed ottimizzato con i contributi di ogni componente del team e a seguire, ognuno definisce il proprio piano d’azione per fare in modo che l’obiettivo aziendale sia raggiunto nei tempi stabiliti.
Il tutto mediato e gestito dal coach, che assume il ruolo di regista: fa parlare tutti su ogni aspetto, ma nessuno interrompe chi parla. Ed alla fine i partecipanti escono con il piano d’azione definito da loro stessi, con le idee chiare e pronti per passare all’azione, perché i dubbi sono già stati affrontati nella sessione di team coaching.

 

La tecnica del team coaching

Questa è una tecnica particolarmente efficace per far muovere l’intero gruppo nella stessa direzione, definita dall’obiettivo aziendale, ed evitare quelle incomprensioni e dispersioni che possono rallentarne il conseguimento. Tutto ciò è reso possibile dal fatto che dubbi ed incomprensioni hanno il loro spazio ed il loro tempo di trattazione nelle sessioni, cioè prima di passare all’azione.

A Bruno si illuminano gli occhi quando comprende che le sessioni di team coaching sono lo strumento giusto per risolvere il suo problema. Il collaboratore con cui aveva avuto difficoltà nel passato assisterà in diretta alle motivazioni per cui Bruno farà le sue scelte e questo gli permetterà di capire la complessità delle situazioni. Parteciperà anche alla definizione delle scelte, grazie ai contributi che si sentirà di apportare durante tutto il processo di riflessione e di elaborazione delle decisioni, grazie alle proprie osservazioni.

Si rasserena Bruno, quando comprende che la persona apparentemente ostile può diventare una risorsa per lui e per l’azienda, se ben gestito. E così il viso di Bruno diventa sereno e fiducioso ed il suo modo di parlare cambia, diventando calmo, ottimista e perfino gioioso.

Parla molto di più ora che si è tranquillizzato. Diventa perfino loquace, aggiungendo particolari ai commenti, ora che vede una possibile soluzione al suo problema di difficoltà nel dover gestire l’avvio della nuova azione commerciale sul mercato.

 

I vantaggi del team coaching

Da una parte gli piace il fatto di essere presente nella sessione con il suo ruolo di direttore vendite e di essere quindi la persona che definirà le scelte aziendali.

Dall’altra gli piace anche il fatto di avere qualcuno che gestisca l’incontro al posto suo, così da potersi concentrare nell’osservare le dinamiche all’interno del gruppo e di avere tempo per pensare e riflettere sulla migliore opzione, ascoltando gli altri parlare.

Infine si parte, organizziamo le sessioni di coaching e nel giro di poco tempo iniziano ad arrivare i risultati, che non sono solo numerici. Bruno infatti ha ora un diverso rapporto con il collaboratore con cui aveva avuto problemi. Tra i due è tornata la pace ed addirittura si cercano e si supportano l’un l’altro.

In conclusione, se pensi di avere identificato un buon progetto di sviluppo; se a questo hai aggiunto anche la chiarezza della comunicazione e dell’esposizione; allora l’altro elemento a cui porre attenzione è le dinamiche e la qualità delle relazioni all’interno del gruppo.

Vuoi aumentare le performance dei tuoi venditori? Vuoi migliorare il clima di collaborazione all’interno del tuo staff? Rileggi questa storia e scrivimi a info@lauramarinelli.it e ne parliamo insieme.

Come scrivere il cv

Studiamo argomenti complicatissimi e riusciamo a laurearci a pieni voti. Poi ci fermiamo di fronte alla prima attività utile alla ricerca di lavoro: scrivere il proprio cv. Sembra facile, ma ha un contenuto ed una struttura tecnica, con una parvenza molto discorsiva. Se sei in questa situazione o sai di amici o parenti che sono vicini alla redazione del cv, leggi questo articolo e saprai come aiutare le persone a te care.

 

Uno stato depotenziato: il momento post lauream

Chiameremo Franca la neo ingegnere nucleare che mi contatta per chiedere aiuto sulla scrittura del curriculum vitae.
È fresca di nomina a dottoressa e dovrebbe essere contenta e soddisfatta sia per il traguardo raggiunto sia per il risultato ottenuto: il massimo di voti.
Eppure Franca non è poi così soddisfatta. O meglio, lo è per ciò che ha già raggiunto, ma non sprizza euforia e felicità. Sembra non apprezzare in pieno, il senso e l’eccellenza di quanto fatto fino ad ora.

Quando le chiedo spiegazione di questo stato depotenziato, dopo essermi congratulata con lei per i risultati ottenuti, ammette che non è contenta.
Non si aspettava di essere messa in scacco, a laurea conseguita, dal primo impegno che avrebbe affrontato. Eppure sembra anche un’attività semplice, forse perfino banale se confrontata con la sofisticazione degli argomenti studiati durante l’università.

Racconta del suo stato d’animo con pochissima chiarezza. Usa affermazioni generiche, non sa che dire in fondo ed usa quel modo di conversare in cui ci giri intorno senza arrivare al punto, tipico di quando non sappiamo o non vogliamo dire.

Insisto e continuo a chiedere, ma Franca è abile a tergiversare senza focalizzare la questione.
Riprendo quello che sta diventando quasi un interrogatorio, visto che non capisco come si possa essere insoddisfatti con risultati cosi ricchi di successo, e finalmente Franca arriva al punto.

L’insoddisfazione e lo stop: la fatica di scrivere il curriculum

È proprio insoddisfatta. Mi dice che dopo avere studiato tanto, argomenti e formule complicatissimi su aree tematiche vaste ed interconnesse, non si aspettava proprio lo stop che le impone quella che, rispetto al suo percorso di laurea, sembra essere un’attività semplice: scrivere il curriculum.

Eppure Franca ha provato da sola più volte. Ha metodo, acquisito durante gli studi, per cui ha fatto ricerca e si è informata. Ha letto diversi manuali on-line per approfondire l’argomento, ma i risultati che ha raggiunto non la soddisfano. E ciò che le piace ancor meno è che non riesce a capire perché le varie versioni non le vanno a genio. Nessuna.

È piena di dubbi, di domande sia generiche sull’impostazione del lavoro, sia specifiche su singoli dettagli. Non le è chiaro perché non è soddisfatta ed è per questo che chiede aiuto.

 

Lavoriamo insieme sulla stesura del curriculum

Ci incontriamo e lavoriamo a stretto contatto ragionando e revisionando il contenuto più volte e finalmente Franca è contenta.
Si sente appagata, ora che vede che la sua presentazione personale la rispecchia sia graficamente sia per contenuti. Si rende conto che i dubbi affrontati l’hanno condotta su un binario di ragionamento che è completamente diverso da quello teorico accademico con cui l’aveva approcciato nella prima fase.

Abbiamo ragionato più e più volte sull’obiettivo del cv; sul come comporlo, sul cosa deve ed anche sul cosa non deve contenere. Abbiamo parlato di stili di comunicazione, di scelta dei font e dei caratteri, della lunghezza dei messaggi, di modelli di cv e di cosa vuol sapere chi legge.

Sorride Franca e sorride anche con gli occhi, oltre che con le labbra, quando dichiara che finalmente ha capito.
Ha messo a sistema il metodo ed alcune competenze che l’università le ha insegnato, con la sua stessa essenza, che in uno strumento così operativo come il curriculum vitae deve apparire.

 

Il curriculum: la fusione di persona e professionista

È proprio soddisfatta perché sente che ora è arrivata a quella definizione che la rispecchia non solo come persona, ma anche come professionista. E questo in un cv è davvero importante.

Il lavoro certosino di riflessione, di stesura, di sintesi, di rifinitura l’ha portata al risultato che avrebbe voluto: una presentazione sintetica, ma di spessore, da cui trapela la metodologia, l’ambizione professionale insieme ai sogni ed ai desideri di ciò che vuole diventare, proprio grazie al lavoro.

È ironica Franca quando commenta il lavoro fatto. Si prende anche un po’ in giro per la sua difficoltà ad orientarsi in uno strumento che ha una finalità ed una struttura tecnica, ma che appare non tecnico, anzi discorsivo. È ancora ironica quando ammette di aver tentato di ingegnerizzare il cv, quando infine si è resa conto che questo è uno strumento comunicativo sulla persona più che sulle competenze tecniche.

 

Il curriculum: chi sei e cosa puoi fare

Alla fine del percorso Franca riconosce che la doppia anima ingegneristica e quella umana si sono fuse in modo armonioso, così da comunicare in poche parole chi sei, cosa vuoi diventare e cosa puoi fare per l’azienda a cui ti stai proponendo.

Ride ancora pensando a quanto le è stato difficile all’inizio allontanarsi dall’impostazione accademica per raccontare se stessa.

Tutto questo sembra facile, ma non lo è e tutti abbiamo provato la difficoltà del sentirsi nel vestito giusto, né troppo stretto né troppo largo.

Se hai persone a te vicine, dai neo laureati alla prima stesura ai senior che vogliono riconfigurarsi professionalmente, che vogliono confrontarsi sui dubbi, dì loro di contattarmi scrivendo a info@lauramarinelli.it e ragioneremo insieme sul come organizzare e scrivere il cv.

Gestire i dipendenti difficili

Sono tante volte che dico la stessa cosa al mio dipendente, ma il risultato non arriva!

Che tipo di rapporto hai con i tuoi dipendenti? Come reagiscono alle tue richieste? Cosa fai quando le azioni non sono in linea con i tuoi desiderata?
Leggi la storia di Mario e troverai alcune indicazioni di ciò che si può fare in situazioni analoghe.

 

Che tipo di rapporto hai con i tuoi dipendenti?

Mario, nome di fantasia, è un affermato consulente del lavoro. Il suo studio è un punto di riferimento per le aziende che vogliono far analizzare la contrattualistica, le nuove modalità di assunzione e procedere agli adempimenti richiesti dall’Amministrazione Pubblica, sempre più numerosi.

Ha diversi dipendenti nel suo studio, ognuno dedicato ad un certo numero di aziende, seguite in modo molto attento sotto la supervisione di Mario.

Il fatturato cresce e così il numero dei clienti. Mario è così riconosciuto nel suo settore che addirittura partecipa alla stesura dei nuovi contratti insieme con gli ordini professionali. Tutto sembra andare bene, se non fosse che Mario è insoddisfatto.

Ciò che gli pesa è il dover chiedere più e più volte la stessa cosa ad un dipendente, che fa fatica a rispondere in modo adeguato a quanto Mario si aspetta.

Eppure è una persona che ha scelto Mario, che gli dà buoni risultati a volte. Non sempre. In questo periodo è come se non si capissero. Uno chiede qualcosa e l’altro dà altro. Mario chiede di nuovo la stessa prestazione e l’altro non arriva là dove Mario vorrebbe andare.

 

Ricorrere al business coaching: l’esperienza di Mario

Eppure Mario è il titolare. È talmente incredulo, Mario, che fa perfino fatica a raccontarmi questa situazione, pensando che non possa esserci soluzione. È come se tra i due si fosse alzato un muro: io chiedo una cosa e tu me ne dai un’altra. Sempre più spesso. Sempre più frequentemente. Quasi la regola.

Quando lo incontro, Mario ha lo sguardo preoccupato, un po’ impaurito, la voce è bassa, non mi guarda negli occhi come se temesse un giudizio. Quando mi guarda negli occhi è da sotto in su, proprio a dichiarare il suo timore. Tutto il suo modo di rivolgersi a me, dichiara il suo stato d’animo del momento, che è quello della disfatta: si sente perdente ed ha perso speranza che si possa portare il rapporto tra lei e l’altra persona su nuove direttrici, sul binario della comprensione e della condivisione di pensiero e di azione, per il bene del cliente seguito.

Insomma, è sfiduciato Mario, che mi racconta che chiede la stessa cosa tante volte al suo dipendente e … niente: non c’è verso di ottenerla. Non sa più che fare con questa persona. La voce trema quando arriva a dichiarare questa sua sfiducia di poter gestire in modo diverso la situazione. La voce tremante e lo sguardo, quasi impaurito, sono quelli di chi sa che sta dichiarando un proprio fallimento.

Anche in questo caso la luce arriva!

A distanza di due anni, Mario è un’altra persona. È molto più sereno. È sollevato e non teme più il dover parlare con il dipendente. Arriva a dichiarare:

“Ora non solo è migliorato il mio rapporto con questa persona, ma addirittura è migliorato il clima tra tutti nell’ufficio, sia il mio con ognuno di loro, sia quello tra loro stessi”.

Sono diventati più collaborativi, meno competitivi e più inclini a pensare al bene collettivo – sia all’interno dello studio sia tra studio e clientela – piuttosto che a quello individuale. E sono molto di più l’uno a supporto dell’altro, sia nei momenti di difficoltà sia nella quotidianità.

 

Se il dipendente difficile è solo demotivato

Cosa è successo? Mario ha analizzato il suo modo di interfacciarsi con questa persona in particolare e poiché non sembravano esserci particolari criticità, siamo passati ad uno studio di come questa persona si motiva.

L’indagine l’abbiamo svolta sull’intera struttura per non far vedere che fosse un’azione mirata solo su una persona. Il risultato è stato così ricco di informazioni individuali, che ora Mario può preparare gli incontri individuali con ognuno dei dipendenti, con un ricco set di informazioni calibrate su ognuno di loro. Quindi non solo prepara ogni incontro, ma addirittura calibra le frasi sulle modalità più adeguate ad ogni singolo interlocutore.

Ed il successo arriva!

Se pensi che anche nella tua realtà si possa essere migliorare il rapporto tra te ed i dipendenti o tra gli stessi dipendenti, scrivimi a info@lauramarinelli.it ed analizziamo insieme la tua situazione.