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Crisi di mezza età

C’è una fase della nostra vita in cui realizziamo che ciò che facciamo non è ciò che desideriamo.
Come reagiamo a questa presa di coscienza? Rimani nella situazione in cui sei o tenti altre strade?

Ciò che facciamo è ciò che desideriamo?

Se stai vivendo un momento simile o hai amici o conoscenti che sai essere in questa condizione di dubbio e d’incertezza, leggi questo articolo per conoscere la storia di Michele ed avere uno sguardo diverso sulla lettura di momenti simili.

Michele, nome di fantasia, è docente a tempo indeterminato di scuola secondaria superiore. È docente di una materia tecnica ed ha scoperto la sua grande passione: lavorare come personal trainer.

È stata una scoperta improvvisa, arrivata per caso andando in palestra a curare il proprio benessere ed il proprio corpo. Si è appassionato così tanto, Michele, a questa attività, che decide di provare a cercare lavoro come personal trainer.

Ha anche già individuato a chi rivolgersi per riuscirci, quando mi contatta per scrivere il cv e la mail d’accompagnamento per candidarsi alla posizione.

Sai chi è l’azienda a cui Michele vuole scrivere? Costa Crociere!
Ha scelto bene Michele. Sa che le grandi imbarcazioni per le crociere hanno a bordo molti ambienti in cui prendersi cura del corpo e divertirsi durante la navigazione, tra cui anche le palestre.

Quando mi contatta ha le idee molto chiare ed è fortemente determinato a candidarsi, nonostante abbia un posto a tempo indeterminato nel sistema scolastico nazionale. Vale a dire: nessuno ti manda via!

 

La stanchezza della routine che non gratifica più

È stanco di quelle materie tecniche che insegna da tanti anni ed ha bisogno di nuovi stimoli. È convinto che fare il personal trainer, che sta già facendo per una palestra nella città in cui vive, sia la spinta giusta per lui, uomo di mezza età, per cambiare la sua vita.

È proprio annoiato dalla sua attuale esistenza, che scorre sugli stessi binari da tanti anni, ed è parecchio che pensa a cosa fare per cambiare. È da così tanto che ci pensa, che ha trovato anche la soluzione: Costa Crociere, che organizza crociere. Ogni nave ha una palestra, dunque c’è bisogno del personal trainer.

Peccato che Michele non sa che in Italia (non è così nei paesi europei) per chi legge un cv è ben difficile prendere in considerazione un candidato che ha un’esperienza consolidata in tutt’altro settore e per di più che ha un contratto a tempo indeterminato.

Non sa, Michele, che in Italia anche per i datori di lavoro, così come per i selezionatori del personale, dover far lasciare un contratto a tempo indeterminato ad un candidato è un elemento di freno fortissimo.

Quando rendo Michele consapevole di questo aspetto, cambia l’espressione del suo sguardo. Si rabbuia. Diventa triste. Capisce che l’impresa non è per nulla semplice. A questo deve aggiungere che è ben difficile, praticamente rarissimo, ricevere una risposta, che intuisci solo dal trascorrere del tempo senza sapere più nulla di ciò che hai chiesto.

 

Lo slancio verso il cambiamento

Incredibile, ma Michele ci pensa pochissimi minuti e si riconverte velocemente, decidendo di passare all’azione. Si va avanti. Comunque! Non può buttare tutto il suo piano solo per le difficoltà che sa di dover affrontare.  In quei pochi minuti vedi che nel suo sguardo passa tutta la tristezza e la delusione del dover abbandonare un progetto su cui sta lavorando da tanto tempo e che nel frattempo è diventato la luce della sua speranza. E poi, cambia lo sguardo, che si illumina, convinto e determinato a procedere. Decide che vuole andare avanti e vedere le carte. Ci prova in ogni caso, sapendo che è difficile, ma vuole verificare cosa accade.

E così è! Mettiamo a punto il cv e la mail d’accompagnamento che spedisce.

Non so più nulla di lui e del suo progetto per circa un anno, quando mi arriva per mail il suo saluto che testualmente riporta:

“Ti farà piacere sapere che l’azienda mi ha risposto, così come leggerai nella mail a seguire”.

La conclusione non è stata quella che Michele desiderava, ma è veramente soddisfatto di averci provato e mi racconta al telefono, quando successivamente ci siamo sentiti, che nel frattempo ha sviluppato ancora di più la sua passione nella città in cui vive, collaborando con diverse palestre, mixando così le sue giornate con i due lavori che porta avanti con livelli di soddisfazione diversi.

Questa è la storia di Michele. Ma è la storia un po’ di tutti noi, che a metà vita abbiamo bisogno di nuovi stimoli e di nuove sfide.

A volte non è vincere la gara a darci soddisfazione ma è l’aver partecipato, che ci dà conferma del coraggio, della forza, dell’intraprendenza che siamo stati in grado di agire e di quanto siamo evoluti.

E a questo punto la pacchetta sulla spalla, ci sta tutta!
Ben fatto, Michele!

Senso di inadeguatezza al lavoro

Cosa scatta nella nostra testa quando riceviamo più e più rimproveri? Quando il capo ci continua a dire che non abbiamo portato i risultati voluti o che non abbiamo fatto quello che lui si aspettava, che accade dentro di noi? Chi sbaglia: noi o il responsabile? A chi tocca fare la prima mossa? E quale mossa fare? Se anche tu ti sei trovato in questa situazione, questo articolo ti può fornire i consigli giusti.

 

Perdere di vista il proprio ruolo professionale

Federico è un manager di un’azienda di servizi. È un responsabile di medio livello, cioè gestisce alcuni dipendenti e risponde del suo operato ad un responsabile di grado più alto del suo, che è arrivato da poco nella sua azienda. Ha un modo di lavorare molto diverso da quello che Federico conosce ed inizia a pressare Federico e la sua struttura con obiettivi numerici, con nuovi strumenti e con dichiarazioni che Federico fa fatica a comprendere ed anche a condividere.

Hanno continue riunioni, ma non riescono a trovare un filo comune di pensiero e di dialogo e Federico non riesce più a capire chi è e cosa deve fare.
Eppure ne ha di esperienza Federico: è nella stessa azienda e nello stesso ruolo da più di quattro anni, ma questo nuovo manager non riesce proprio a capirlo.
Cosa vuole da lui? Cosa deve fare? Cosa vuole che faccia anche nei confronti delle altre persone del gruppo?
Federico, pur cercando di chiarirsi le idee con il responsabile, non ci riesce ed entra così profondamente in crisi da dichiarare:

“Non so più chi sono professionalmente. Che devo fare?”

 

Sentirsi continuamente inadeguati

Il mutamento improvviso dello stile di lavoro e del linguaggio del nuovo manager lo disorienta così tanto e così profondamente, che Federico crolla emotivamente sulla dichiarazione della sua frase e scoppia perfino a piangere. È distrutto. Non a torto, visto che il sentirsi continuamente inadeguati, porta a sentirsi prima sbagliati e poi addirittura inutili.

La crisi professionale può minare l’identità della persona. Parte il dialogo interno che è del tipo “non vado bene” oppure “ho sbagliato anche questa volta” e che lentamente, un po’ per volta, sgretola la sicurezza della persona. Il pensiero ci guida in comportamenti ed atteggiamenti che possono essere funzionali o disfunzionali a seconda che sia positivo o negativo e per Federico è partita l’onda nera!

Federico si chiede cosa può fare o dire per cambiare in qualche modo la situazione e non sa proprio come affrontare questa situazione, complicata dal clima teso e nervoso che si è instaurato tra lui ed il suo manager.

Ri-analizziamo insieme le conversazioni. Ragioniamo sui diversi ruoli che hanno e sulle aspettative di ognuno. Federico prende in considerazione diverse alternative, allenandosi al cosa e come parlare al suo manager e ristruttura anche il suo modo di procedere nel lavoro, re-interpretando i messaggi che il manager gli manda.

 

La fiducia in se stessi: il raggio di sole

Ed arriva il raggio di sole! Federico torna ad avere fiducia in se stesso quando inizia a capire che lo scontro tra lui ed il responsabile era dettato più dall’incomprensione verbale e non da un giudizio negativo sulla sua persona. Iniziano perfino a capirsi, ora, quando parlano ed il manager arriva a  dichiarargli che ha fiducia in lui.

Federico avrebbe tanto desiderato non doversi accollare lui l’onere della prima mossa, ma capisce che non è importante chi parte per primo. È importante che qualcuno inizi a modificare qualcosa, perché i piccoli cambiamenti in noi, generano a cascata cambiamenti negli altri e questo vale anche nelle relazioni umane.

Se stai vivendo anche tu una situazione simile e vuoi migliorare il tuo modo di relazionarti e di comunicare, scrivimi a info@lauramarinelli.it e valuteremo insieme un percorso di crescita personalizzato su di te!