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Paura del ruolo lavorativo

Stanno per farmi fare carriera a livello nazionale, ma io … sarò in grado? Come farò a gestire persone? Sarò in grado? Che manager sarò?

Fare carriera, un bel traguardo.
Che significa?
È veramente un traguardo, cioè un obiettivo raggiunto o è l’inizio di qualcosa di nuovo? Qual è il ruolo che ti stanno affidando? Lo hai capito? Hai capito come la tua organizzazione vorrà che lo farai? E tu, come lo farai?

Se ti stanno proponendo un nuovo ruolo ed hai qualche dubbio sul come organizzarti, leggi questo articolo. Potresti avere qualche idea.

 

Come sbocciare in campo professionale

Questa è la storia di una donna. Il nome che ho scelto per rappresentarla è il nome di un fiore, Rosa. Non a caso: proprio come un fiore, anche Rosa dovrà sbocciare in campo professionale.
La sua organizzazione l’ha inserita in un percorso nazionale di crescita: una donna in un ruolo maschile, circondata da molti uomini che deve anche coordinare.
È nel settore della finanza. Opera da molti anni a livello territoriale. Ha cambiato organizzazione, rimanendo nello stesso settore.
È una donna molto attiva, intraprendente e propositiva. La sua azienda ha capito, dai numeri che porta, le sue brillanti capacità organizzative, commerciali e di fidelizzazione dei clienti.
Ed ora, arriva la proposta: ti abbiamo inserita in un percorso di crescita nazionale!

 

Che tipo di manager sarò?

Rosa è prima stupita e poi, immediatamente dopo, impaurita.
Ha sempre lavorato in un ambito locale, non ha mai gestito persone e di punto in bianco avrà colleghi nazionali, superiori nazionali, collaboratori da gestire ed obiettivi ancora più sfidanti da centrare.
“Ce la farò? E poi che responsabile sarò?” si chiede mentre mi racconta il panico che le è arrivato e che non la fa dormire di notte, regalandole anche un po’ di tachicardia.
La preoccupazione è forte e non basta farle raccontare delle tante azioni di successo portate a termine per farla tranquillizzare.
Continua a domandarsi che tipo di responsabile sarà. Il dubbio, forte, angosciante, a cui non riesce a dar risposta, è qui: che tipo di manager sarà!

 

Individuare lo stile manageriale

Ed è da qui che partiamo per il percorso di coaching che la porterà ad individuare il suo stile manageriale e che la accompagnerà nello sviluppo della carriera.
Sono tanti gli aspetti che dobbiamo prendere in considerazione per valutare il punto da cui Rosa parte ed il punto in cui vuole arrivare.
Prendiamo anche in considerazione l’aspettativa della sua azienda: cosa si aspetta da lei, cosa serve all’organizzazione nel ruolo che le affidano.
E poi ancora cosa ha fatto e visto fare nel passato, cosa le è piaciuto e da cosa vuole prendere le distanze.
Il chiodo fisso di che tipo di responsabile sarà … è sempre lì. Non la molla e continua a torturarsi l’anima per far quadrare le sue esigenze, con quelle dei collaboratori e con quelle dell’azienda.

 

Business coaching: trovare il vestito giusto per me a livello professionale

Incontro dopo incontro, la chiusura del cerchio arriva. Trova il modo di sentirsi il vestito giusto addosso a lei.
Arriva dopo pochi incontri, trascorsi a parlare e mettere a fuoco aspettative, istanze, realtà attuale e quella desiderata.
E arriva con un disegno, in cui in modo semplice, ma colorato, riesce ad immaginarsi lei nel suo ruolo.
È soddisfatta ora. Sorride, ha gli occhi con quella luce che comunica convinzione e decisione e chiarezza e voglia di fare.
Così, dopo essersi giustificata più volte per il disegno dal tratto semplice, mi guarda, sorride, e soddisfatta mi dice:

“Sì, sono proprio io. Sarò così, come responsabile”.

E parte fiduciosa con la marcia ingranata in sesta, verso la sua carriera nazionale che va sempre più verso l’alto.

Se hai anche tu una brillante carriera davanti oppure sei in un nuovo ruolo professionale per cui hai dubbi e vuoi confrontarti, scrivimi a info@lauramarinelli.it e valutiamo la tua situazione.

Crisi di mezza età

C’è una fase della nostra vita in cui realizziamo che ciò che facciamo non è ciò che desideriamo.
Come reagiamo a questa presa di coscienza? Rimani nella situazione in cui sei o tenti altre strade?

Ciò che facciamo è ciò che desideriamo?

Se stai vivendo un momento simile o hai amici o conoscenti che sai essere in questa condizione di dubbio e d’incertezza, leggi questo articolo per conoscere la storia di Michele ed avere uno sguardo diverso sulla lettura di momenti simili.

Michele, nome di fantasia, è docente a tempo indeterminato di scuola secondaria superiore. È docente di una materia tecnica ed ha scoperto la sua grande passione: lavorare come personal trainer.

È stata una scoperta improvvisa, arrivata per caso andando in palestra a curare il proprio benessere ed il proprio corpo. Si è appassionato così tanto, Michele, a questa attività, che decide di provare a cercare lavoro come personal trainer.

Ha anche già individuato a chi rivolgersi per riuscirci, quando mi contatta per scrivere il cv e la mail d’accompagnamento per candidarsi alla posizione.

Sai chi è l’azienda a cui Michele vuole scrivere? Costa Crociere!
Ha scelto bene Michele. Sa che le grandi imbarcazioni per le crociere hanno a bordo molti ambienti in cui prendersi cura del corpo e divertirsi durante la navigazione, tra cui anche le palestre.

Quando mi contatta ha le idee molto chiare ed è fortemente determinato a candidarsi, nonostante abbia un posto a tempo indeterminato nel sistema scolastico nazionale. Vale a dire: nessuno ti manda via!

 

La stanchezza della routine che non gratifica più

È stanco di quelle materie tecniche che insegna da tanti anni ed ha bisogno di nuovi stimoli. È convinto che fare il personal trainer, che sta già facendo per una palestra nella città in cui vive, sia la spinta giusta per lui, uomo di mezza età, per cambiare la sua vita.

È proprio annoiato dalla sua attuale esistenza, che scorre sugli stessi binari da tanti anni, ed è parecchio che pensa a cosa fare per cambiare. È da così tanto che ci pensa, che ha trovato anche la soluzione: Costa Crociere, che organizza crociere. Ogni nave ha una palestra, dunque c’è bisogno del personal trainer.

Peccato che Michele non sa che in Italia (non è così nei paesi europei) per chi legge un cv è ben difficile prendere in considerazione un candidato che ha un’esperienza consolidata in tutt’altro settore e per di più che ha un contratto a tempo indeterminato.

Non sa, Michele, che in Italia anche per i datori di lavoro, così come per i selezionatori del personale, dover far lasciare un contratto a tempo indeterminato ad un candidato è un elemento di freno fortissimo.

Quando rendo Michele consapevole di questo aspetto, cambia l’espressione del suo sguardo. Si rabbuia. Diventa triste. Capisce che l’impresa non è per nulla semplice. A questo deve aggiungere che è ben difficile, praticamente rarissimo, ricevere una risposta, che intuisci solo dal trascorrere del tempo senza sapere più nulla di ciò che hai chiesto.

 

Lo slancio verso il cambiamento

Incredibile, ma Michele ci pensa pochissimi minuti e si riconverte velocemente, decidendo di passare all’azione. Si va avanti. Comunque! Non può buttare tutto il suo piano solo per le difficoltà che sa di dover affrontare.  In quei pochi minuti vedi che nel suo sguardo passa tutta la tristezza e la delusione del dover abbandonare un progetto su cui sta lavorando da tanto tempo e che nel frattempo è diventato la luce della sua speranza. E poi, cambia lo sguardo, che si illumina, convinto e determinato a procedere. Decide che vuole andare avanti e vedere le carte. Ci prova in ogni caso, sapendo che è difficile, ma vuole verificare cosa accade.

E così è! Mettiamo a punto il cv e la mail d’accompagnamento che spedisce.

Non so più nulla di lui e del suo progetto per circa un anno, quando mi arriva per mail il suo saluto che testualmente riporta:

“Ti farà piacere sapere che l’azienda mi ha risposto, così come leggerai nella mail a seguire”.

La conclusione non è stata quella che Michele desiderava, ma è veramente soddisfatto di averci provato e mi racconta al telefono, quando successivamente ci siamo sentiti, che nel frattempo ha sviluppato ancora di più la sua passione nella città in cui vive, collaborando con diverse palestre, mixando così le sue giornate con i due lavori che porta avanti con livelli di soddisfazione diversi.

Questa è la storia di Michele. Ma è la storia un po’ di tutti noi, che a metà vita abbiamo bisogno di nuovi stimoli e di nuove sfide.

A volte non è vincere la gara a darci soddisfazione ma è l’aver partecipato, che ci dà conferma del coraggio, della forza, dell’intraprendenza che siamo stati in grado di agire e di quanto siamo evoluti.

E a questo punto la pacchetta sulla spalla, ci sta tutta!
Ben fatto, Michele!

Team coaching - A cosa serve

Voglio aumentare del 12% i risultati del mio gruppo di venditori. Come faccio?
Pianificare la crescita e poi realizzarla tra mille difficoltà, prima tra tutte far muovere un intero gruppo nella stessa direzione.
È facile?
Ti riesce?
O capita anche a te di indicare la direzione e di non ottenere i risultati?

 

Motivare i collaboratori nel modo opportuno per loro

Motivi i tuoi collaboratori nel modo opportuno per loro? Pensi di essere chiaro ed efficace nel comunicare gli obiettivi aziendali? Se su questi aspetti sei sereno, allora leggi questo post e scoprirai un altro aspetto ancora del processo su cui riflettere.

Bruno è il nome scelto per raccontare questa storia. È direttore vendite di un’azienda che cresce a ritmi interessanti, nonostante le crisi di questi anni. L’azienda è nel settore del packaging.

Improvvisamente il maggior cliente sceglie un altro fornitore, decidendo di rinunciare alla qualità che è stata garantita in tanti anni di lavoro, insieme alla flessibilità garantita dal fornitore rispetto alle richieste continuamente diverse del cliente e alla puntualità nella consegna degli ordini, anche per importi non consistenti.
Per Bruno è un gran brutto colpo!
La notizia arriva inaspettata. Il tempo di preavviso è così ridotto che Bruno non ha il tempo per ricalibrare la politica commerciale in modo tale da assorbire il colpo senza danni. Inoltre quel cliente garantisce un interessante fatturato ogni anno, è cliente da tanti anni ed è una bella referenza nel suo settore.

 

Gestire i collaboratori nel momento della delusione

I commerciali sono delusi. Si sentono traditi dal cliente, che hanno curato in tutto e per tutto in tanti anni, in primis per la disponibilità, ed ora … il cliente è perso.

Anche Bruno è amareggiato per l’inaspettata conclusione del rapporto con il cliente, così senza errori, senza lamentele e senza preavviso. Tuttavia Bruno reagisce velocemente e studia come reagire alla perdita di fatturato. Controlla i dati di consuntivo ed il budget e comprende che un incremento del 12% di fatturato compensa la perdita subita e darebbe una bella spinta all’azienda ed allo staff.

Pensa di comunicarlo ai suoi venditori, ma si ferma. Bruno sa di aver già avuto problemi con un componente del suo team di vendita nel passato. Sa che gli è costata cara quella situazione accaduta tempo prima, quando il venditore assunse un atteggiamento fortemente oppositivo nei suoi confronti, trascinandosi dietro anche qualche collega e, di fatto, facendo bloccare il progetto di Bruno.

Mi racconta di essersi sentito veramente frustrato dall’atteggiamento sfidante del collaboratore. Mi racconta anche di essersi sentito frustrato nel suo ruolo di direttore vendite. Non capiva come mai quel subalterno avesse assunto quell’atteggiamento così ardito e provocatorio, tanto da mettere Bruno in difficoltà. Non vuole rivivere quella situazione una seconda volta. Non vuole neanche immaginare di trovarcisi ancora e non sa come fare.

 

Dal coaching individuale alla scoperta del team coaching

Iniziamo il percorso di coaching individuale con lui. In queste sessioni valutiamo se organizzare un percorso di team coaching per tutto lo staff della vendita.

Spiego a Bruno come funziona la sessione di team coaching, alla quale tutti i componenti dello staff partecipano, sia i collaboratori sia il direttore vendite.
Nella sessione di gruppo l’aspetto molto interessante è che ognuno impara dai dubbi e dalle riflessioni degli altri.
Il direttore vendite stabilisce per ogni sessione l’obiettivo aziendale su cui lavorare, che viene  condiviso ed ottimizzato con i contributi di ogni componente del team e a seguire, ognuno definisce il proprio piano d’azione per fare in modo che l’obiettivo aziendale sia raggiunto nei tempi stabiliti.
Il tutto mediato e gestito dal coach, che assume il ruolo di regista: fa parlare tutti su ogni aspetto, ma nessuno interrompe chi parla. Ed alla fine i partecipanti escono con il piano d’azione definito da loro stessi, con le idee chiare e pronti per passare all’azione, perché i dubbi sono già stati affrontati nella sessione di team coaching.

 

La tecnica del team coaching

Questa è una tecnica particolarmente efficace per far muovere l’intero gruppo nella stessa direzione, definita dall’obiettivo aziendale, ed evitare quelle incomprensioni e dispersioni che possono rallentarne il conseguimento. Tutto ciò è reso possibile dal fatto che dubbi ed incomprensioni hanno il loro spazio ed il loro tempo di trattazione nelle sessioni, cioè prima di passare all’azione.

A Bruno si illuminano gli occhi quando comprende che le sessioni di team coaching sono lo strumento giusto per risolvere il suo problema. Il collaboratore con cui aveva avuto difficoltà nel passato assisterà in diretta alle motivazioni per cui Bruno farà le sue scelte e questo gli permetterà di capire la complessità delle situazioni. Parteciperà anche alla definizione delle scelte, grazie ai contributi che si sentirà di apportare durante tutto il processo di riflessione e di elaborazione delle decisioni, grazie alle proprie osservazioni.

Si rasserena Bruno, quando comprende che la persona apparentemente ostile può diventare una risorsa per lui e per l’azienda, se ben gestito. E così il viso di Bruno diventa sereno e fiducioso ed il suo modo di parlare cambia, diventando calmo, ottimista e perfino gioioso.

Parla molto di più ora che si è tranquillizzato. Diventa perfino loquace, aggiungendo particolari ai commenti, ora che vede una possibile soluzione al suo problema di difficoltà nel dover gestire l’avvio della nuova azione commerciale sul mercato.

 

I vantaggi del team coaching

Da una parte gli piace il fatto di essere presente nella sessione con il suo ruolo di direttore vendite e di essere quindi la persona che definirà le scelte aziendali.

Dall’altra gli piace anche il fatto di avere qualcuno che gestisca l’incontro al posto suo, così da potersi concentrare nell’osservare le dinamiche all’interno del gruppo e di avere tempo per pensare e riflettere sulla migliore opzione, ascoltando gli altri parlare.

Infine si parte, organizziamo le sessioni di coaching e nel giro di poco tempo iniziano ad arrivare i risultati, che non sono solo numerici. Bruno infatti ha ora un diverso rapporto con il collaboratore con cui aveva avuto problemi. Tra i due è tornata la pace ed addirittura si cercano e si supportano l’un l’altro.

In conclusione, se pensi di avere identificato un buon progetto di sviluppo; se a questo hai aggiunto anche la chiarezza della comunicazione e dell’esposizione; allora l’altro elemento a cui porre attenzione è le dinamiche e la qualità delle relazioni all’interno del gruppo.

Vuoi aumentare le performance dei tuoi venditori? Vuoi migliorare il clima di collaborazione all’interno del tuo staff? Rileggi questa storia e scrivimi a info@lauramarinelli.it e ne parliamo insieme.

Gestire i dipendenti difficili

Sono tante volte che dico la stessa cosa al mio dipendente, ma il risultato non arriva!

Che tipo di rapporto hai con i tuoi dipendenti? Come reagiscono alle tue richieste? Cosa fai quando le azioni non sono in linea con i tuoi desiderata?
Leggi la storia di Mario e troverai alcune indicazioni di ciò che si può fare in situazioni analoghe.

 

Che tipo di rapporto hai con i tuoi dipendenti?

Mario, nome di fantasia, è un affermato consulente del lavoro. Il suo studio è un punto di riferimento per le aziende che vogliono far analizzare la contrattualistica, le nuove modalità di assunzione e procedere agli adempimenti richiesti dall’Amministrazione Pubblica, sempre più numerosi.

Ha diversi dipendenti nel suo studio, ognuno dedicato ad un certo numero di aziende, seguite in modo molto attento sotto la supervisione di Mario.

Il fatturato cresce e così il numero dei clienti. Mario è così riconosciuto nel suo settore che addirittura partecipa alla stesura dei nuovi contratti insieme con gli ordini professionali. Tutto sembra andare bene, se non fosse che Mario è insoddisfatto.

Ciò che gli pesa è il dover chiedere più e più volte la stessa cosa ad un dipendente, che fa fatica a rispondere in modo adeguato a quanto Mario si aspetta.

Eppure è una persona che ha scelto Mario, che gli dà buoni risultati a volte. Non sempre. In questo periodo è come se non si capissero. Uno chiede qualcosa e l’altro dà altro. Mario chiede di nuovo la stessa prestazione e l’altro non arriva là dove Mario vorrebbe andare.

 

Ricorrere al business coaching: l’esperienza di Mario

Eppure Mario è il titolare. È talmente incredulo, Mario, che fa perfino fatica a raccontarmi questa situazione, pensando che non possa esserci soluzione. È come se tra i due si fosse alzato un muro: io chiedo una cosa e tu me ne dai un’altra. Sempre più spesso. Sempre più frequentemente. Quasi la regola.

Quando lo incontro, Mario ha lo sguardo preoccupato, un po’ impaurito, la voce è bassa, non mi guarda negli occhi come se temesse un giudizio. Quando mi guarda negli occhi è da sotto in su, proprio a dichiarare il suo timore. Tutto il suo modo di rivolgersi a me, dichiara il suo stato d’animo del momento, che è quello della disfatta: si sente perdente ed ha perso speranza che si possa portare il rapporto tra lei e l’altra persona su nuove direttrici, sul binario della comprensione e della condivisione di pensiero e di azione, per il bene del cliente seguito.

Insomma, è sfiduciato Mario, che mi racconta che chiede la stessa cosa tante volte al suo dipendente e … niente: non c’è verso di ottenerla. Non sa più che fare con questa persona. La voce trema quando arriva a dichiarare questa sua sfiducia di poter gestire in modo diverso la situazione. La voce tremante e lo sguardo, quasi impaurito, sono quelli di chi sa che sta dichiarando un proprio fallimento.

Anche in questo caso la luce arriva!

A distanza di due anni, Mario è un’altra persona. È molto più sereno. È sollevato e non teme più il dover parlare con il dipendente. Arriva a dichiarare:

“Ora non solo è migliorato il mio rapporto con questa persona, ma addirittura è migliorato il clima tra tutti nell’ufficio, sia il mio con ognuno di loro, sia quello tra loro stessi”.

Sono diventati più collaborativi, meno competitivi e più inclini a pensare al bene collettivo – sia all’interno dello studio sia tra studio e clientela – piuttosto che a quello individuale. E sono molto di più l’uno a supporto dell’altro, sia nei momenti di difficoltà sia nella quotidianità.

 

Se il dipendente difficile è solo demotivato

Cosa è successo? Mario ha analizzato il suo modo di interfacciarsi con questa persona in particolare e poiché non sembravano esserci particolari criticità, siamo passati ad uno studio di come questa persona si motiva.

L’indagine l’abbiamo svolta sull’intera struttura per non far vedere che fosse un’azione mirata solo su una persona. Il risultato è stato così ricco di informazioni individuali, che ora Mario può preparare gli incontri individuali con ognuno dei dipendenti, con un ricco set di informazioni calibrate su ognuno di loro. Quindi non solo prepara ogni incontro, ma addirittura calibra le frasi sulle modalità più adeguate ad ogni singolo interlocutore.

Ed il successo arriva!

Se pensi che anche nella tua realtà si possa essere migliorare il rapporto tra te ed i dipendenti o tra gli stessi dipendenti, scrivimi a info@lauramarinelli.it ed analizziamo insieme la tua situazione.

Essere a capo di un’organizzazione, di uno studio professionale o di un’azienda comporta il dover prendere decisioni. Spesso sei da solo nel momento della scelta e ti ritrovi anche con gli altri che non capiscono il motivo per cui hai adottato proprio quella soluzione e non altre. La solitudine è il prezzo che il numero uno di un’organizzazione paga per il suo ruolo.

Ti pesa? Come lo affronti? Quali strategie usi nei confronti di dipendenti e collaboratori? Se anche tu senti il peso della solitudine, leggi questo articolo che dà alcuni spunti di riflessione.

 

Strategia d’azienda: il piano di Salvatore

Salvatore, così lo chiameremo, è l’imprenditore di una media azienda del settore alimentare. Era piccola la sua attività quando l’ha rilevata. Le scelte e le innovazioni che Salvatore ha apportato hanno dato i loro frutti e nel giro di pochi anni l’azienda si è ingrandita ed è riuscita ad aprirsi ai mercati stranieri, molto interessati ai prodotti alimentari italiani di alta qualità.

Non è facile, mi racconta all’inizio del percorso di coaching, far passare le nuove idee al personale. Quando sei al vertice di un’organizzazione, grande o piccola che sia, ti trovi ad esser solo nel prendere decisioni senza poter avere il sostegno del confronto con altre persone e così, a volte, rimani con i tuoi dubbi.

Salvatore ha appena rilevato l’azienda, ha studiato il settore, ha analizzato altri casi di successo simili al suo della stessa area merceologica, ha capito come si deve muovere per far crescere il suo business.

Mesi e mesi di lavoro, di studio, di analisi sulle alternative e sulle conseguenze … infine la strategia si completa. Un puzzle di novità sul fronte dei prodotti e dei servizi da offrire, il rinnovamento dei fornitori, nuovi mercati da aprire, nuovi macchinari su cui investire per dotare l’azienda di una maggiore produttività e nuove tecniche di gestione d’azienda per il controllo dei margini.

Perfetto. Tutto è ora chiaro. C’è solo da comunicarlo ai dipendenti e ai collaboratori per far partire la nuova azienda. Sì, perché di fatto si tratta di far partire un’azienda completamente nuova come cultura aziendale e presenza sul mercato, non più solo italiano, ma mondiale. La nota positiva è che il quadro è chiaro. Ora Salvatore sa cosa si deve fare e non vede l’ora di partire.

Il più è fatto: il pensiero e la direzione sono chiari e con loro anche il come fare.

Da vero capitano d’azienda si mette in testa al processo di rinnovamento ed ora pensa di trasferire il progetto all’intera struttura così, dal giorno successivo, si possono iniziare ad apportare i primi cambiamenti, facendo muovere tutta l’organizzazione nella stessa direzione, una volta che questa è chiara e comunicata a tutti.

Indice una riunione e presenta a dipendenti e collaboratori la nuova strategia d’azienda.
Scoppia il dramma!

 

“Abbiamo sempre fatto così!”

Salvatore non avrebbe mai immaginato di poter ricevere tanti attacchi verbali, tante manifestazioni di dubbio, di carente fiducia nei suoi confronti dai suoi dipendenti. E invece proprio così è stato.

Salvatore è sorpreso. Non si aspettava proprio che i dipendenti mettessero in dubbio la bontà delle scelte fatte in tanti mesi di analisi e studi e considerazioni. Non si aspettava proprio che il mantra “abbiamo fatto sempre così” fosse ripetuto così tante volte che ora gli dà perfino fastidio sentirlo. E non si aspettava neanche che i dipendenti fossero così arroccati sul vecchio stile di lavoro da non poter neanche prendere in considerazione nuovi modi di lavorare. Neanche il far intravedere loro un modo meno faticoso di lavorare, che comporta apprendere e capire come far funzionare macchinari nuovi, li smuove dalla loro posizione. Infine quello che ferisce in profondità Salvatore è quell’atteggiamento di qualcuno che arriva con parole neanche tanto velate a mettere in dubbio le sue scelte. Il senso di alcune frasi è:

“Come puoi pensare tu, che di questo settore sei nuovo, di cambiare qualsiasi cosa e di non ascoltare noi che ci lavoriamo da tanti anni”.

Si rende conto solo a valle della riunione che ci sono situazioni in cui parlare ai tuoi dipendenti, ai collaboratori, ai clienti ed ai fornitori, richiede un atteggiamento speciale, diverso da qualsiasi altra modalità che adotteresti in altre situazioni.

Intuisce che deve aver fatto qualche errore e che forse ci possono essere nuovi modi di coinvolgere il personale e di motivarlo senza generare conflitti o comunque riuscendo a superarli anche quando siano stati manifestati.

 

Il percorso di business coaching con Salvatore

Nel percorso di coaching individuale, Salvatore capisce che non puoi concederti di esporre un dubbio ad un dipendente, non puoi che avere la giusta empatia con ogni interlocutore anche quando ne hai tanti contemporaneamente, non puoi pretendere che la conoscenza del settore e delle tematiche sia allo stesso tuo livello per tanti motivi: il ruolo ricoperto, la complessità delle tematiche, l’apertura mentale e di visione del business. Sono tutti elementi considerati in modo diverso da persona a persona in base all’esperienza maturata, alle conoscenze acquisite, agli ambienti frequentati.

Eppure Salvatore sente il bisogno di parlare con qualcuno, di confrontarsi, di far sorgere i dubbi, perché lo aiutano ad intravedere il cammino percorribile con sacrifici minori e ad individuare gli errori da evitare. Sente anche il bisogno di avere vicini i suoi bracci destri e sinistri interni all’azienda. Così abbiamo avviato sessioni di Team Coaching, a cui partecipano Salvatore ed i suoi sei collaboratori più stretti.

In ogni sessione Salvatore decide l’obiettivo aziendale che in quella sessione dovrà essere affrontato, che è condiviso e perfezionato con tutto il gruppo. Definito l’obiettivo, accettato da ognuno dei partecipanti, partiamo con lo sviluppo del piano d’azione che ognuno dei partecipanti attiverà per fare in modo che l’obiettivo aziendale venga raggiunto e nei tempi stabiliti.

Salvatore finalmente sorride mentre commenta con me affermando:

“Mi ritrovo ad aver fatto fare a loro quello che loro stessi avevano inizialmente contestato. Non so neanche io come abbiamo fatto ma ci siamo riusciti”.

In conclusione, la solitudine di Salvatore l’abbiamo risolta in tre step.

  1. Il primo è stato effettuare alcune sessioni di coaching individuale all’imprenditore, così da chiarire con lui alcuni aspetti della strategia d’azienda e del suo staff.
  2. Quando Salvatore è stato pronto, abbiamo coinvolto i suoi collaboratori più stretti, con cui abbiamo fatto alcune sessioni di coaching individuale in cui hanno acquisito fiducia nel coach e chiarito alcuni aspetti della vita aziendale.
  3. Pronti anche i collaboratori, siamo passati alle sessioni di Team, in cui tutti insieme abbiamo fatto lavorare l’intero gruppo nella direzione e verso la meta definite all’inizio di ogni sessione.

Le sessioni individuali sviluppano le competenze individuali e le sessioni di gruppo contribuiscono a migliorare le performance dell’intero gruppo apicale, che sarà poi quello che coinvolgerà e farà attuare la strategia all’intera struttura.

Se pensi che anche la tua azienda meriti di crescere di più, se vuoi far lavorare meglio e con maggiore risultati il gruppo apicale, scrivimi a info@lauramarinelli.it e valuteremo insieme un progetto specifico per la tua azienda.

Nel frattempo, mi farà piacere conoscere come hai reagito tu in situazioni simili a questa. Scrivimelo nei commenti!

Paura di fallire nel parlare

Rientri nel mondo del lavoro dopo un periodo di inattività. Come ti senti? Come ti prepari alla nuova sfida del presentarti alla struttura? Su cosa poni la tua attenzione?

Inizi a pensare:

Devo fare la mia prima presentazione da direttore ed ho paura a parlare allo staff. Mi accetteranno?

Cosa significa fare il primo discorso da direttore ad una nuova struttura? È solo un mettersi in evidenza o c’è anche altro? Quanto conta la tua insicurezza, sviluppata nel periodo d’inattività, e quanto si percepisce dall’esterno? Come prepari le tue carte quando sai che hai una sola mano da giocare, perché non ce ne sarà un’altra?

Qual è il tuo obiettivo? Cosa vuoi che rimanga in chi ti ascolta?

In questo articolo vediamo, insieme a un caso reale, i primi suggerimenti per non sbagliare una presentazione importante.

Se vieni allontanato per il tuo pensiero

Frediano è un dirigente di una organizzazione territoriale diffusa su tutto il territorio nazionale. È stato allontanato dalla sede dove era stato incaricato, per aver mostrato la sua contrarietà ad alcune scelte che non condivideva.

Frediano è deluso e teme di non riuscire a rientrare nel mondo del lavoro considerando la sua età ed il non essersi piegato al volere dei responsabili. Ha una famiglia da mantenere, le due figlie che studiano all’Università, la moglie che lavora nella città dove abitano, un tenore di vita familiare alto, abituati dall’ottimo compenso di Frediano.

Passano i mesi e Frediano è sempre più preoccupato, perché all’orizzonte non c’è nessun incarico e l’allontanamento dalla posizione di responsabilità ha minato la sua sicurezza ed anche la stima in se stesso.
Inizia a porsi interrogativi a cui non trova risposta: chi sono io? Come è possibile che mi abbiano addirittura allontanato dal lavoro per aver detto che non sono d’accordo? E tutto quello che ho fatto prima, dove è finito? Le buone scelte che mi hanno riconosciuto nel passato, quanto sono state considerate e dove sono finite in nelle valutazioni che hanno portato al mio allontanamento?

 

Il reintegro e il nuovo incarico: il senso di insicurezza

Poi arriva la notizia: c’è una possibilità! Ritorna al lavoro! C’è per lui un altro incarico in tutt’altra regione ed in una sede dove ci sono problemi diffusi di demotivazione del personale, di presenza sul mercato inadeguata con servizi e modalità vetuste. Insomma affidano a lui una situazione complicata, che è costata l’allontanamento del predecessore.

Ha la voce che trema quando racconta queste cose. Si percepisce che la sicurezza è minata e che la paura di fallire sovrasta la consapevolezza del poter fare bene, come avvenuto in passato.

E poi la zona è diversa da quella in cui vive e quindi poco conosciuta a lui. Anche le persone da gestire non le conosce. In compenso gli hanno spiegato bene lo stato di forte demotivazione del gruppo. Con i suoi responsabili ha avuto solo un incontro ed ha percepito in modo forte e chiaro che per lui questa è LA possibilità, probabilmente l’unica. Della serie, prendere o lasciare, e prendere significa accollarsi molti rischi e quindi … preoccupazioni.

La prima uscita pubblica in cui sarà presentato a tutti, dipendenti e dirigenti, è stabilita: gli comunicano il giorno, l’ora e la città. Che fare?

 

Parlare in pubblico: la paura di fallire

È abituato a parlare in pubblico, lo ha fatto tante volte e tutto filava via liscio.

Questa volta è diverso. È talmente impaurito Frediano, che neanche pensa di intervenire. Puoi essere presentato come nuovo direttore e non dire nulla? Che idea si possono fare gli altri di te se vieni presentato in un ruolo apicale e non dici nulla? E se decidi di dare il tuo contributo: cosa dici? Come lo dici? Ti fai vedere molto sicuro di te e dai già alcune direttive o scegli un altro stile ed eventualmente quale?

Sono situazioni molto delicate dove il punto di equilibrio è difficile da individuare, dovendo giocare tra strategie, organigrammi, relazioni, motivazione, impressioni, costruzione della fiducia e della speranza, tanto per indicare alcune delle variabili che entrano in gioco.

 

Identificare gli obiettivi

Il primo suggerimento che mi sento di dare a chi si trova in una situazione simile a questa è di identificare qual è l’obiettivo personale che si vuole raggiungere e solo dopo soffermarsi sull’obiettivo per i partecipanti. In altre parole chiedersi “cosa voglio ottenere io da questo evento” e a seguire “cosa voglio che ricordino i partecipanti”.

Dalle risposte a queste due prime domande metterai a fuoco alcuni principi che ti guideranno nella preparazione che ovviamente è necessaria, se non vuoi fallire l’occasione.

Da queste due prime domande otterrai anche indicazioni su alcuni contenuti che vorrai trasferire agli astanti, che si faranno una prima idea di te.
Su quest’ultimo aspetto ricorda che non è sufficiente un’ottima presentazione con un buon impatto grafico, che è quello che predispone bene l’interlocutore nei tuoi confronti e che ci deve essere.
Conta tanto anche il come dici le informazioni che vuoi trasferire.

Rifletti: quanto conta una voce tremante? Quanto conta un tono basso di voce, basso, ma così basso, che sembri aver paura di parlare? Quanto conta il non riuscire a sostenere lo sguardo dei partecipanti?

 

Parola d’ordine: preparazione

La preparazione è necessaria e doverosa in qualsiasi occasione, a maggior ragione sul primo incontro che segna l’avvio della relazione con ognuno dei partecipanti. E come vuoi che parta questa relazione: depotenziata o con la luce di una speranza ritrovata negli occhi di chi ti ascolta?

La coerenza tra ciò che diciamo (verbale) ed il come lo diciamo (paraverbale e non verbale) determina l’impressione generale in chi ascolta e la considerazione finale che si farà su di te. È per questo che dobbiamo prepararci con grande cura, sia nell’approntare il discorso sia nel provarlo più e più volte.

È solo così che si conquista credibilità e fiducia dell’interlocutore.

In conclusione, ricorda questa considerazione che è veramente importante: quando devi fare una presentazione di valore, da cui i partecipanti devono capire chi sei – cosa fai e soprattutto come lo fai, cioè devono acquisire fiducia in te ed evitare che vadano da altri, allora il discorso va preparato non bene, benissimo!

Dobbiamo preparare la struttura del contenuto dell’intero intervento; dobbiamo identificare i messaggi chiave della presentazione e come ritornarci; dobbiamo studiare come sottolinearli mano a mano per essere tanto, ma proprio tanto efficaci.

Le mie competenze tra giornalismo, public speaking e comunicazione non verbale saranno tutte a tua disposizione!

Life coach - Affrontare il padre

Come reagiamo alle aspettative altrui? Siamo in grado di affermare chi siamo e cosa vogliamo o subiamo il volere degli altri?
E come reagiamo quando in ballo c’è il confronto padre-figlio?

Amedeo è figlio di un imprenditore. È da un po’ in azienda con un ruolo operativo. Sembra andare tutto bene: il padre è soddisfatto, anche il figlio appare in linea con le aspettative della famiglia e dell’azienda.

Poi, improvviso, il cambio di direzione. Amedeo ha capito che non è questa la sua strada. Ha realizzato che le sue passioni artistiche sono ciò che vuole fare nella sua vita.
Realizza questo poco prima che il padre dica al figlio che, visto che sta andando tutto per il meglio, vuole lasciare il posto di comando e trasferire tutto al figlio. Il padre vuole mettersi in seconda  linea e far mettere in prima proprio il figlio.

 

Il tarlo del dubbio: quando la passione bussa alla porta

Amedeo è disperato. Ha lavorato seriamente in questi anni in azienda, ha ottenuto i risultati desiderati eppure … il tarlo del dubbio lo assilla.
Dipingere è la strada. È ciò che lo appassiona veramente. È il motore del suo pensiero e della sua azione in ogni momento del giorno, non appena il lavoro gli lascia tempo, spazio ed energia per la sua creatività.

La consapevolezza è giunta. Gli è chiaro, ora, ciò che vuole fare ma … come dirlo al padre?
Come fargli capire che ciò che lui vuole non è ciò che si aspetta il padre?

Ha timore di deluderlo. Ha paura che il padre reagisca male e teme anche che questo possa far reagire anche la madre, che tanto ha fatto per costruire armonia, quando i rapporti tra i due non erano così sereni nell’adolescenza del figlio.

E poi, chi prenderà le redini dell’azienda familiare in assenza di altri eredi?
La sua scelta obbligherà il padre a rimanere operativo in azienda, quando invece desidera tirarsi indietro?

 

Il confronto con le figure più importanti della vita: i genitori

Non sa proprio come fare: da una parte c’è lui con la sua vita, i suoi sogni e le sue aspettative. Dall’altra c’è la sua famiglia, ma anche l’azienda di famiglia. Ognuno chiede qualcosa e Amedeo non sa come uscire da questa situazione. Ha paura di incrinare i rapporti. Ha paura di deludere. Teme reazioni forti, offese e umiliazioni delle reazioni aggressive ed autoritarie, che ha visto in passato.

È un percorso di confronto e di relazione con le figure più importanti della sua vita, i genitori, quello che prende il via.

 

Chiarire le proprie posizioni da adulto ad adulto

La soluzione arriva nei diversi colloqui che ha con il padre che, all’inizio annientato dalla notizia, poi si rende conto che non può imporre la sua soluzione al figlio.
Amedeo ed il padre riescono a parlarsi ed a chiarire le proprie posizioni da adulto ad adulto. Ognuno riesce a mettere da parte qualcosa di sé ed aprire il proprio cuore all’altro.

La scelta è complessa, ma ciò che aiuta è capirsi e chiarirsi.
Negli incontri che si susseguono si accettano l’un l’altro, con le diverse posizioni ed orientamenti. Insieme valutano come gestire questa situazione e trovano alcune alternative da percorrere e valutare.
Amedeo riconosce che parlare a suo padre è stato possibile ed in fondo più semplice di quanto potesse immaginare.

 

Quando affermare la propria personalità e le proprie aspettative sembra complesso

Quando affermare la propria personalità e le proprie aspettative ti appare troppo complesso, per la difficoltà del dire oppure per il timore reverenziale nei confronti di una figura importante della tua vita oppure per la paura delle reazioni o ancora perchè proprio non sai come avviare il discorso, allora possiamo prevedere un percorso di coaching dedicato a te.

È con il percorso di evoluzione specifico per te che ti allenerai al cosa dire – come dirlo – in funzione del tuo interlocutore, superando le tue paure e le insicurezze ed aumentando la tua consapevolezza nella gestione degli stati emotivi propri ed altrui, della comunicazione e della costruzione della relazione con ogni singolo interlocutore.

Scrivimi su info@lauramarinelli.it per un primo contatto. La strada la faremo insieme!