Il linguaggio del corpo lancia continuamente messaggi, racconta molto di più di quello che si può immaginare! Secondo Paul Watzlawick, massimo studioso della pragmatica della comunicazione umana, “non si può non comunicare”.

Non esiste una non – comunicazione in quanto, non può esistere un non – comportamento: perché vi sia comunicazione non vi è bisogno quindi di intenzionalità.

La comunicazione non verbale è dunque una forma di interazione che viene svolta senza volerlo, spontaneamente, non ne sei consapevole e proprio per questa autenticità dovresti porvi una grande attenzione. I gesti e le posture che assumiamo in funzione della presenza dell’interlocutore, rappresentano l’espressione esteriore di quello che pensiamo o proviamo. Ne è un esempio il responsabile che, seduto alla scrivania, dà le spalle alle persone che coordina, non agevolando la relazione in questo modo; piuttosto che la cassiera messa all’ingresso del punto vendita, dando le spalle al cliente che entra, anche questo non è un segnale di apertura e cortesia.

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Ti piacerebbe scoprire quali sono gli aspetti non verbali da tenere presente mentre stai parlando con il tuo cliente, fornitore o dipendente? Vorresti interpretare i suoi gesti? Bene, questo articolo ti aiuterà a cogliere alcune sfumature, che ti permetteranno di comprendere meglio quel che sta pensando, realmente, il tuo interlocutore.

Buona lettura!

Comunicazione non verbale: significato ed utilizzo

La comunicazione è una parte essenziale della vita di ciascuno di noi, poiché è lo strumento che permette di entrare in relazione con l’ambiente circostante. Il linguaggio viene suddiviso in tre livelli:

Verbale
● Non Verbale
● Paraverbale

Il linguaggio verbale è il contenuto di ciò che viene detto, le parole che usiamo. Il linguaggio paraverbale è tutto ciò che è vicino alla voce, cioè il tono, il volume, il ritmo, il timbro e le pause. Infine, il linguaggio non verbale è quello che spontaneamente comunica il corpo umano, cioè la mimica, la postura, le gesta, la distanza e l’atteggiamento.

Linguaggio del corpo: i segreti della comunicazione non verbale

In sintesi il verbale è formato dalle parole che usiamo, cioè le informazioni che vogliamo condividere; non e para verbale sono tutte le informazioni sul come comunichiamo i contenuti forniti con le parole.

Qual è la tipologia di comunicazione più usata? Quella non verbale!

La maggior parte della comunicazione umana è quella non verbale, proprio quella governata da processi che sono appannaggio delle strutture più articolate e profonde della mente.

La comunicazione non verbale ricopre un ruolo determinante in ogni tipo di rapporto: da quello affettivo a quello lavorativo. Nonostante la sua importanza, questo tipo di linguaggio è ancora oggi ignorato, rischiando così di compromettere relazioni personali e le carriere professionali, a causa di incongruenze tra il linguaggio verbale e quello non verbale.

Queste incongruenze hanno un altissimo valore, perché determinano la fiducia o la sfiducia del nostro interlocutore, rispettivamente nel caso di coerenza o di incoerenza tra i messaggi verbali e non verbali che emettiamo.

Alcuni studi dimostrano come la comunicazione non verbale conti, e anche parecchio, negli scambi interpersonali. L’antropologo Albert Mehrabian afferma che, solamente il 7% di tutte le informazioni che ci arrivano da un discorso, passano per mezzo delle parole. Il 93% dell’efficacia della nostra comunicazione dipende dal non e para verbale, diviso in questo modo:

● 38% proviene dal tono, timbro di voce e così via
55% proviene dalle gesta, dalla postura ed altro

Il ricercatore Ray Louis Birdwhistell ha verificato che in media, all’interno di una giornata non parliamo per più di 10 – 12 minuti e che una frase non dura più di 10 secondi e mezzo. Sulla base di altre valutazioni, lo stesso ricercatore ha stabilito che il 65% delle interazioni esaminate partono proprio dal corpo!

Al di là dei dati, leggere ed interpretare in modo corretto i messaggi del corpo non è sicuramente facile, poiché dobbiamo riuscire sia a valutarli in modo isolato e sia a valutarli all’interno del contesto in cui si manifestano. Una doppia lettura da fare e decodificare in pochissimi secondi e questo è . . . veramente complesso!

Detto questo, sarai sicuramente curioso di scoprire alcune delle forme di comunicazione non verbali cui prestare attenzione, come:

● Lo spazio vitale
● Movimenti del corpo
● Contatto fisico

Lo spazio vitale

Linguaggio del corpo: i segreti della comunicazione non verbale

E’ la distanza attraverso cui l’essere umano regola i suoi rapporti interpersonali, vale a dire lo spazio che vogliamo tra noi e l’altro. È un po’ come se fossimo dentro una bolla di sapone, entro cui non accettiamo estranei.

Pensaci, se qualcuno superasse questo confine, non entreresti subito in tensione? È proprio per questo motivo, che quando ci troviamo in spazi affollati, proviamo grande stress e frustrazione diventando intolleranti ed insofferenti.

Esistono ben quattro distanze nella comunicazione non verbale:

● Distanza intima: è quella distanza che finisce con il contatto fisico. Questa distanza va da 0 ai 45 cm consentendoti di sentire il calore e l’odore del tuo interlocutore. E’ la distanza dell’intimità, quella in cui permettiamo di entrare solo a pochissime persone molto selezionate;

● Distanza personale: questa è la distanza dell’amicizia. Tale distanza, da 45 ai 120 cm, viene mantenuta con amici o con persone con cui sviluppare velocemente empatia. E’ infatti la distanza della stretta di mano;

● Distanza sociale: è quella che si ha nei rapporti più formali, quella tra conoscenti, colleghi, commercianti etc. In questo caso si parla di distanze comprese tra i 120 ed i 300 cm;

● Distanza pubblica: in questo caso si tratta di una distanza che va oltre i 300 cm. Questo tipo di distanza si tiene con gli estranei.

Movimenti del corpo

I movimenti che compie il nostro corpo sono molteplici: gesta, movimenti del collo, del tronco, del naso, degli occhi, della bocca, tanto per citarne alcuni. Sono tutte modalità comunicative che aiutano chi sta parlando ad esprimersi meglio. La maggior parte di questi movimenti sono involontari e rappresentano l’espressione di un’emozione o il completamento di un discorso al quale si accompagnano. Di seguito cinque classi di segnali studiate dai ricercatori Paul Ekman e Wallace Friesen:

● Emblemi. Gli emblemi sono quegli atti non verbali che possono venire immediatamente tradotti in una comunicazione verbale, conosciuta e condivisa dai membri di uno stesso gruppo. Questi atti ripetono o sostituiscono il discorso che accompagnano, ma possono anche sostituirsi alla parola quando non è possibile parlare a causa del troppo rumore, della troppa distanza. Esempi di emblemi possono essere: Il ruotare l’indice sulla guancia per esprimere che un cibo è squisito o fare il gesto delle corna come atto scaramantico.

● Illustratori. I gesti illustratori servono proprio ad illustrare ciò che viene detto, mentre viene dichiarato. Sono gesti che riescono ad accentuare ed enfatizzare il discorso, come indicare la direzione del pensiero, segnalare qualcosa o qualcuno che si trova nelle nostre immediate vicinanze, descrivere una relazione nello spazio tra oggetti e/o persone, illustrare un’azione del corpo, delineare la sagoma di ciò a cui ci stiamo riferendo.

● Affect-display. Questi sono dei dimostratori di emozioni e si riferiscono ai movimenti dei muscoli facciali e corporei associati alle emozioni primarie come: felicità, tristezza, sorpresa, paura e disgusto. Le espressioni del viso comunicano efficacemente ciò che la persona prova, mentre i movimenti del corpo forniscono indicazioni sull’intensità dell’emozione provata.

● Regolatori. I gesti definiti regolatori hanno il ruolo di mantenere o regolare i turni di conversazione, ovvero dei momenti in cui si prende o si passa la parola.

● Adattatori. Questi gesti esprimono uno sforzo di adattamento per soddisfare bisogni psichici o fisici oppure per comunicare emozioni atte a mantenere o sviluppare contatti personali. La funzione principale degli adattatori è quella di procurare sollievo.

Contatto fisico

Toccare, sfiorare, accarezzare, stringere la mano, sono tutte modalità attraverso le quali viene espressa una forma coinvolgente ed intensa di relazione interpersonale. Questa forma di comunicazione non verbale non è percepita da tutti allo stesso modo: chi è più propenso di solito è una persona assertiva, soddisfatta della propria vita; viceversa, chi è meno propenso, generalmente è un individuo che vive un disagio e tende ad avvilirsi davanti alle difficoltà.

Nel contesto lavorativo, chi ricopre una posizione importante è abituato a toccare molto di più i subalterni che il contrario. Anche il modo di toccare è diverso: un capo tenderà a toccare in modo più amichevole ed informale i subalterni, mentre quest’ultimi si limiteranno a contatti formali, come ad esempio la stretta di mano.

In ogni caso, il contatto fisico persuade: toccare le persone crea un legame che, sebbene minimo, le predispone favorevolmente verso di noi. Chi tocca viene giudicato più dominante, influente, determinato, caloroso ed espressivo rispetto a chi è più restio a farlo.

In conclusione …

Avrai intuito che una comunicazione efficace deve tenere presente di quella non verbale. Studiare i segreti del linguaggio del corpo e comprenderli diventa necessario per comprendere l’altro e migliorare le proprie capacità comunicative. Pertanto, ti consiglio di non sottovalutare questo naturale e spontaneo linguaggio. Per ulteriori informazioni ed approfondimenti riguardo all’argomento, non esitare a contattarmi!

 

 

 

 

 

 

 

Commenti

  1. Brava Laura!!!!!! Ho visto ora i tuoi video con la mia amica Paola che si presenta alle Comunali di Grottammare!!!! Li ha trovati molto utili e illuminanti. Ne farà tesoro per il prosieguo della sua campagna elettorale.
    Ho scritto anche a Simona per gli eventi del 20 e 26 di maggio. Non mi ha ancora risposto. Spero che veniate tutte e due.
    Ti abbraccio. Laura A.

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